Ex Ilva, Apa (Uilm) a Telenord: “Piano di Confindustria fantasioso. Senza Taranto un suicidio industriale”
di Luca Pandimiglio
Dura replica dei sindacati a Confindustria sul futuro delle aree siderurgiche del Nord-Ovest
Dura replica dei sindacati a Confindustria sul futuro delle aree siderurgiche del Nord-Ovest. Antonio Apa, coordinatore regionale della Uilm, definisce “fantasioso” il progetto avanzato dalle territoriali di Confindustria Genova e Alessandria e mette in guardia dai rischi di una separazione tra Genova, Novi Ligure e il polo di Taranto.
Secondo Apa, l’idea di creare un “polo integrato” tra Genova, Cornigliano e Novi Ligure, assegnando specificità produttive e ampliando le funzioni logistiche, nasconde criticità profonde. «Se per far stare in piedi questo piano bisogna sganciare Genova e Novi dal blocco della siderurgia nazionale – afferma – allora è un errore madornale».
Il sindacalista ricorda che già dall’accordo di programma del 2005 Genova avrebbe dovuto diventare un centro di eccellenza per la verticalizzazione a freddo, con investimenti importanti. «Quegli impegni – sostiene – non sono stati rispettati né sul piano industriale né su quello occupazionale».
L’ipotesi, ventilata in ambienti industriali, di ridurre ulteriormente le aree a vocazione siderurgica per destinare spazi alla logistica viene vista come un possibile preludio allo smantellamento definitivo. «A pensare male non si fa peccato», commenta Apa.
Il punto centrale per la Uilm è chiaro: separare Genova e Novi Ligure dal polo di Taranto significherebbe indebolire l’intero sistema. «Se interrompi questo flusso – avverte – Genova non viene più alimentata. È un suicidio industriale». Apa ricorda che la crisi del gruppo dura dal 2012, anno del sequestro dell’area tarantina, e che ancora oggi non è definito un assetto strategico chiaro per la siderurgia italiana.
Il sindacato esprime forti perplessità anche sull’ipotesi di affidare il rilancio a un soggetto finanziario come Flacks. «Come si può affidare una grande impresa siderurgica a chi non ha esperienza produttiva nel settore?», chiede Apa. I dubbi riguardano sia la sostenibilità del piano – che parla di investimenti miliardari – sia la capacità di gestire impianti complessi, tra altoforni sotto sequestro e necessità di decarbonizzazione.
Per la Uilm la soluzione passa da un’assunzione di responsabilità diretta da parte del Governo. «Lo Stato ha già messo circa 3 miliardi e mezzo negli anni. A questo punto intervenga in prima persona», sostiene Apa. L’idea è quella di una fase di transizione con una governance pubblica, affiancata da imprenditori siderurgici italiani in grado di garantire competenze industriali. «Se il Governo concede determinate condizioni a un soggetto estero, può concederle anche a un pool di industriali italiani», afferma.
Apa ribadisce più volte che l’acciaio è un asset strategico per il Paese, fondamentale per settori come cantieristica, difesa ed edilizia. «Non possiamo dipendere da produttori esteri che, in momenti delicati, potrebbero rallentare o azzerare le forniture».
Da qui l’appello alla presidente del Consiglio: «Serve un’assunzione diretta di responsabilità. Non si può lasciare una partita così delicata senza una regia forte».
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