Energia dal Sole tramite centrali orbitanti, la nuova frontiera
di R.S.
Il vero ostacolo resta economico: portare in orbita strutture di grandi dimensioni richiede investimenti miliardari, soprattutto per i lanci
Quella che sembrava fantascienza ai tempi di Isaac Asimov oggi è un filone di ricerca concreto: l’energia solare spaziale (SBSP) punta a raccogliere il Sole direttamente in orbita e inviarlo sulla Terra in forma di microonde o laser, da riconvertire in elettricità. Nello spazio l’irraggiamento è continuo (fino a 1.367 watt per metro quadro) e disponibile per oltre il 99% del tempo, superando i limiti di nuvole, stagioni e notti.
L’obiettivo è risolvere il problema dell’intermittenza che ancora mette sotto pressione le reti elettriche, nonostante la forte crescita di eolico e fotovoltaico. Una fornitura costante dall’orbita potrebbe stabilizzare il sistema energetico senza dipendere da vento o condizioni meteo.
Il vero ostacolo resta economico: portare in orbita strutture di grandi dimensioni richiede investimenti miliardari, soprattutto per i lanci. Tuttavia, la riduzione dei costi grazie ai razzi riutilizzabili di SpaceX ha riacceso l’interesse industriale. Startup come Space Solar nel Regno Unito e Virtus Solis negli Stati Uniti stanno sviluppando i primi sistemi sperimentali con fondi pubblici e privati.
Restano però criticità ambientali e di sicurezza: più satelliti significano più rischio di detriti spaziali, mentre i lanci comportano emissioni non trascurabili. Sul piano geopolitico, infrastrutture energetiche orbitanti sarebbero potenziali bersagli di cyberattacchi o tensioni tra Stati.
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