Accumulo energetico: Ges punta sulle batterie al manganese
di R.S.
Sfida strategica: mentre la Cina consolida il primato sugli accumuli su larga scala, l’innovazione europea punta su tecnologie alternative come il manganese
Il 2026 si apre con una forte accelerazione nei sistemi di accumulo energetico: oltre 120 impianti di grande taglia (almeno 1 GW di capacità) entreranno in funzione nel mondo, più del doppio rispetto al 2025. La Cina guida la corsa, con 137 gigawatt di accumuli stazionari già operativi, e a gennaio ha attivato la più grande batteria a flusso al vanadio del mondo.
In questo scenario si inserisce la strategia dell’italiana GES, che rilancia con una tecnologia alternativa: le batterie a flusso al manganese. Una soluzione che mira a superare i limiti e i costi del vanadio, offrendo maggiore sostenibilità e disponibilità delle materie prime.
Le batterie a flusso si distinguono per il cosiddetto “disaccoppiamento energia/potenza”: la quantità di energia immagazzinata e la potenza erogata possono essere dimensionate separatamente, rendendo questi sistemi particolarmente adatti agli accumuli di lunga durata e all’integrazione delle rinnovabili.
La sfida è strategica: mentre la Cina consolida il primato sugli accumuli su larga scala, l’innovazione europea punta su tecnologie alternative come il manganese per ritagliarsi uno spazio competitivo nel mercato globale dello storage energetico.
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