Delitto del trapano, la figlia della vittima: “Dopo 30 anni una svolta decisiva”
di Carlotta Nicoletti
Francesca Andreini parte civile nel processo a Fortunato Verduci: “Conta l’accertamento della responsabilità, non l’entità della pena”
Dopo trent’anni dal delitto che sconvolse Genova, arriva una svolta giudiziaria che riporta al centro la ricerca di verità. Francesca Andreini, figlia di Luigia Borrelli, si è costituita parte civile nel processo con rito abbreviato a carico di Fortunato Verduci, imputato per l’omicidio dell’infermiera uccisa nel 1995 nel cosiddetto “delitto del trapano”.
Svolta – In aula, accanto ai propri legali, la figlia della vittima ha scelto di esserci in un momento ritenuto cruciale. A parlare per lei è stata l’avvocata Rachele De Stefanis, che ha riferito il suo stato d’animo: “L’ho vista emozionata e soddisfatta perché dopo trent’anni è arrivata una svolta davvero decisiva”.
Processo – Il procedimento si svolgerà con rito abbreviato, scelta che comporta in caso di condanna uno sconto di pena, ma che per la parte civile non cambia il punto centrale della vicenda. “Quello che è importante è l’accertamento della responsabilità”, ha sottolineato il legale.
Giustizia – Il focus, per i familiari, non è la misura della pena ma il riconoscimento di una verità giudiziaria attesa per decenni. “Che possa essere pronunciata una sentenza di ergastolo oppure di 20 o 15 anni cambia poco. Conta l’accertamento della responsabilità”.
Indagini – La difesa della parte civile ha richiamato anche la consistenza del lavoro investigativo, definito ampio e fondato su elementi tecnico-scientifici e incidenti probatori che hanno portato alla riapertura e alla svolta del caso.
Attesa – La sentenza è prevista il 6 ottobre. Una data che segna un passaggio decisivo in uno dei casi di cronaca nera più discussi e irrisolti per decenni.
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