Crans-Montana: revocati i domiciliari a Jessica Moretti, si aggrava il quadro indiziario a suo carico

di R.C.

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Avrebbe invitato il personale a far entrare più gente possibile nel locale e si sarebbe allontanata rapidamente al divampare dell'incendio

Crans-Montana: revocati i domiciliari a Jessica Moretti, si aggrava il quadro indiziario a suo carico

Sono stati revocati gli arresti domiciliari a Jessica Moretti, direttrice generale del bar Le Constellation di Crans-Montana e moglie del proprietario Jacques Moretti, al centro dell’inchiesta sull’incendio della notte di Capodanno in cui hanno perso la vita 40 persone e 116 sono rimaste ferite. La decisione sulla donna, inizialmente messa ai domiciliari con braccialetto elettronico mentrre il marito  è stata presa nell’ambito della nuova valutazione delle misure cautelari disposta dalle autorità svizzere, mentre le indagini proseguono su più fronti.

La posizione di Jessica Moretti è infatti sotto la lente degli inquirenti. Alcune testimonianze riferiscono che, nelle ore precedenti alla tragedia, avrebbe invitato il personale a far entrare un numero maggiore di clienti nel locale. Inoltre, immagini acquisite dagli investigatori la ritrarrebbero mentre si allontana rapidamente dal bar subito dopo l’inizio dell’incendio.

 Le misure cautelari decise per Jessica Maric Moretti, proprietaria del Constellation, sono state stabilite dal Tribunale per le misure detentive di Sion, su proposta della Procura generale del Vallese, "a causa del rischio di fuga, unico rischio invocato dall'accusa".

   Nelle motivazioni il giudice di garanzia precisa che "non avendo il Ministero Pubblico richiesto la carcerazione preventiva, tale misura restrittiva non poteva essere ordinata dal Tribunale". Il Tribunale evidenzia che "ogni imputato è presunto innocente fino al passaggio in giudicato di una sentenza di condanna".

  Ed evidenzia che "il principio cardine della procedura penale svizzera prevede infatti che l'imputato rimanga in libertà fino al giudizio; la carcerazione preventiva può essere ordinata solo su richiesta del Ministero Pubblico e in casi eccezionali, come ultima ratio, per garantire il corretto svolgimento dell'istruttoria".

Resta in carcere Jacques Moretti: il Tribunale di Sion ha confermato la custodia cautelare ritenendo concreto il pericolo di fuga, pur valutando la possibilità di una scarcerazione su cauzione. I coniugi rimangono al momento gli unici indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo.

 

Le indagini coinvolgono anche l’Italia: la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per disastro colposo e sono iniziate le autopsie sulle vittime, sei delle quali di nazionalità italiana. In Parlamento il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la richiesta di piena chiarezza e l’intenzione dell’Italia di costituirsi parte civile nel processo, assicurando assistenza alle famiglie delle vittime e ai feriti.

 

Nel frattempo, il Parlamento ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage, mentre una risoluzione bipartisan impegna il governo a garantire sostegno giudiziario e consolare a tutti i cittadini coinvolti nella tragedia di Crans-Montana. Ilaria Cavo, deputato NM, ha detto: “E' difficile trovare le parole di fronte alla tragedia di Crans Montana, difficile anche per chi per anni ha raccontato tragedie e dolore. Qui si va oltre. Le prendo allora in prestito, le parole, dal cardinale Reina. Durante la messa di suffragio organizzata dal governo, che ci ha visto tutti uniti, ha detto: "Questa tragedia ha liberato un vortice in noi. Siamo tutti noi ora a cercare l'uscita che quei ragazzi non hanno trovato. Un vortice che fa tornare le domande a noi mute: ‘Come è stato possibile? Si può morire così?’. Questa domanda non può rimanere senza risposte. Occorre fare giustizia, si deve fare di tutto per arrivare alla verità. Lo dobbiamo a Giovanni, Achille, Chiara, Sofia, Riccardo ed Emanuele, lo dobbiamo ai ragazzi che ancora stanno combattendo negli ospedali con un percorso difficilissimo davanti”. Intervenendo in Aula alla Camera sull’informativa urgente del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sulla strage di Crans-Montana, Ilaria Cavo ha aggiunto: “Non possiamo allora non condividere la posizione di quegli avvocati, come il legale della famiglia Galeppini, che vogliono puntare al dolo eventuale per i responsabili. Da genovese il caso di Emanuele è quello che ho seguito più da vicino. L'omicidio colposo prevede in Svizzera una pena massima di tre soli anni. I proprietari del locale conoscevano i rischi dovuti alla mancanza di un estintore, all'uscita di sicurezza bloccata, ai materiali infiammabili utilizzati: hanno giocato alla roulette con la vita dei ragazzi e chi accetta il rischio di uccidere non può cavarsela con una pena minima. Occorre che sia ricostruita tutta la filiera delle responsabilità, anche quelle per gli omessi controlli. Perché quel locale non è stato controllato per 5 anni? Il nostro Paese deve avere una risposta anche a questa domanda. Sosteniamo perciò il ruolo dell'Avvocatura dello Stato e la costituzione di parte civile. Quei ragazzi avevano diritto alla giovinezza, un diritto che non ammette negligenze. Nulla li potrà restituire alle loro famiglie ma noi dobbiamo ricordarci che sono tutti figli nostri. È giusto e doveroso – ha concluso - che il nostro Paese metta in atto tutto quello che può per non dimenticarli”.

 

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