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Covid, Crisanti: "Aperture intempestive, bisognava aspettare ancora un mese'"

di Alessandro Bacci

Il professore: "Ora sarà una corsa disperata a vaccinare quante più persone possibile e sperare che nel frattempo non veniamo attaccati da varianti"

Le riaperture del 26 aprile sono state "intempestive", frutto di "un compromesso" e non di un approccio corretto e adesso è necessario vaccinare il più possibile per evitare che compaiano nuove varianti: lo ha detto Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova, intervenuto a 'Buongiorno', su Sky TG24. "Ho sempre detto che queste riaperture erano intempestive, bisognava aspettare ancora un po', per creare una capacità di risposta del sistema sanitario nazionale, perché siamo a un livello in cui la saturazione si può facilmente raggiungere", ha osservato. Inoltre "non abbiamo creato l'infrastruttura per controllare le varianti. Con un ulteriore mese avremmo potuto far diminuire i casi, far diminuire la pressione sul sistema sanitario e creare un sistema di monitoraggio delle varianti, allora avremmo aperto con più sicurezza", ha aggiunto.

Secondo Crisanti "ora sarà una corsa disperata a vaccinare quante più persone possibile e sperare che nel frattempo non veniamo attaccati da varianti, non penso che sia un approccio corretto, è un compromesso che va incontro alle giuste esigenze degli operatori". Le vaccinazioni, ha detto ancora Crisanti, hanno un impatto anche sull'indice di contagio Rt "perché sottraggono persone suscettibili. Poi dipende da tutte le misure che metteremo in atto per impedire che varianti resistenti al vaccino entrino in Italia, e su questo fronte non si è fatto nulla, sia a livello nazionale che europeo". Misure che, ha rilevato, "finora non sono state sufficienti" e questo spiegherebbe anche l'elevato numero dei decessi.

"Se si vedono i dati di mobilità recentemente pubblicati da Google, si vede che l'Italia ha una mobilità interna che è tre volte quella della Germania e due volte quella della Francia. È evidente - ha concluso - che, siccome il virus cammina con le nostre gambe, più ci muoviamo, più incontriamo persone, più abbiamo possibilità di trasmetterlo, è una questione probabilistica, solo diminuendo la probabilità si abbatte l'Rt".