Concessioni balneari, bocciatura Ue: no a indennizzi e Italia a rischio sanzioni
di Carlotta Nicoletti
La Commissione europea respinge il piano del governo: vietati i ristori ai concessionari uscenti. In arrivo multe salate
Bruxelles respinge la bozza italiana sulle concessioni balneari: vietati indennizzi e ristori ai gestori uscenti. L’Italia rischia una maxi-sanzione da 110 milioni, mentre la procedura d’infrazione prosegue.
Procedura aperta – Sono passati 1.692 giorni dall’apertura della procedura d’infrazione contro l’Italia sulle concessioni balneari. Il nuovo stop arriva da una lettera della Commissione europea, datata 17 luglio, che respinge il decreto predisposto dal ministero delle Infrastrutture.
Bocciatura secca – La posizione dell’Ue resta ferma: “Il diritto dell’Unione non consente, nelle circostanze di questo caso, di riconoscere alcuna compensazione agli operatori uscenti, tanto meno a carico dei nuovi operatori”. In sostanza, l’ipotesi italiana di prevedere ristori per le imprese costiere che dovranno partecipare ai bandi dal 2027 è considerata non compatibile con il mercato.
Sanzioni in vista – Se il governo non farà marcia indietro, partirà la richiesta formale di condanna. Una sentenza negativa potrebbe tradursi in sanzioni superiori ai 110 milioni, con un aggravio quotidiano per ogni giorno di ritardo.
Reazioni – Per l’assessore ligure Marco Scajola, “i ristori sono un atto dovuto: serve subito un tavolo con l’Ue”.
“Mi aspettavo questa reazione dell’Unione Europea, lo seguo dal 2015 e ormai sono dieci anni che coordino le Regioni su questo tema”, ha detto l’assessore regionale Marco Scajola a Telenord.
“Credo che l’Europa abbia sbagliato, ma quel che ha detto è scritto nelle carte. Bisogna distinguere tra merito e metodo: sul merito, una famiglia che ha gestito un’impresa per 20 o 30 anni ha diritto a un ristoro, o comunque a un conguaglio, se perde la concessione. Non può andarsene e basta, come se nulla fosse”.
Scajola ha poi richiamato il governo a un confronto istituzionale vero con Bruxelles: “Non servono lettere, serve un tavolo. Il metodo conta. Bisogna spiegare bene che la situazione italiana è diversa da quella francese o spagnola. Le concessioni in Italia esistono da decenni, secoli forse. Non si può cancellare tutto con un colpo di spugna. È una storia italiana, magari non perfetta, ma reale”.
“Se vogliamo adeguarci alle normative europee, è giusto. Sono per le aperture. Ma va fatto con rispetto per chi, senza colpa, ha gestito il litorale per anni, dando lavoro, economia e contribuendo a creare il made in Italy che oggi vogliamo esportare nel mondo”.
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