Città e funivia. Genova non sarebbe precursore: da Bolzano a Trapani, ecco come ci si muove in quota su e giù per l'Italia
di Claudio Baffico
L’idea di sorvolare i tetti delle città italiane per sfuggire all’assedio del traffico non è più una suggestione da cartolina alpina, ma un tassello sempre più concreto della mobilità urbana sostenibile. Se oggi si parla con insistenza della nuova funivia di Genova, destinata a collegare il cuore del centro cittadino con la Media Valbisagno fino a Molassana, è fondamentale chiarire come il capoluogo ligure non sia affatto il pioniere di questa tecnologia.
Il caso di Bolzano è, in questo senso, l'esempio più fulminante di efficienza mitteleuropea. Mentre in molte città si discute ancora di costi e impatto visivo, il capoluogo altoatesino gestisce la Funivia del Renon come una vera e propria metropolitana leggera ad alta frequenza. Inaugurata nella sua versione moderna nel 2009, questa cabinovia trifune trasporta migliaia di persone ogni giorno dal centro città all'altopiano sovrastante in meno di dodici minuti. Per i residenti non è un’attrazione, ma il cordone ombelicale che permette di vivere in quota e lavorare in centro senza mai toccare il volante. Il sistema funziona con una precisione chirurgica: cabine che partono ogni pochi minuti e un’integrazione tariffaria totale tramite il Sistema Mobilità Alto Adige, rendendo il confine tra centro e periferia montana del tutto invisibile.
Spostandoci verso sud, la Sicilia offre un altro modello di gestione della verticalità con la cabinovia Trapani-Erice. Qui il servizio rappresenta l'unica alternativa reale ai quasi dieci chilometri di tornanti che separano la costa dal borgo medievale. Con una lunghezza che supera i 3.000 metri, l'impianto ha cambiato radicalmente le abitudini della cittadinanza: se un tempo Erice era una "periferia alta" isolata, oggi la cabinovia garantisce un flusso costante che ha rigenerato l'economia locale, con una portata di circa mille persone l'ora, come confermato dai dati di gestione della Funivia di Erice.
Un caso particolare riguarda Bergamo. Molti identificano il collegamento tra la Città Bassa e la Città Alta esclusivamente con la celebre funicolare su binari del 1887. Tuttavia, la realtà bergamasca è spesso citata nei tavoli tecnici come esempio di gestione del dislivello urbano, pur restando fedele alla tecnologia su rotaia. Al contrario, Taormina utilizza una vera funivia pulsé per collegare Mazzarò al centro storico. Qui la percezione del cittadino è di assoluta necessità; senza le cabine che dondolano sopra la macchia mediterranea, la mobilità tra la zona balneare e le istituzioni cittadine arroccate collasserebbe.
Le impressioni di chi utilizza questi mezzi sono quasi sempre entusiaste dopo lo scetticismo iniziale legato all'altezza. La silenziosità del motore elettrico, l'assenza di semafori e la certezza dei tempi di percorrenza trasformano il viaggio quotidiano da stress a momento di decompressione. In Italia, la via verso la periferia sembra passare sempre più spesso per il cielo, trasformando le barriere geografiche da ostacoli in spettacolari percorsi di collegamento. Genova, nel suo protendersi verso Molassana, non arriva per prima, ma si inserisce in una tradizione che vede la fune come l'architettura invisibile delle città moderne.
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