Caso Gibelli, 'Libere femministe Genova': "Assordante il silenzio dei credenti di sinistra"
di R.S.
La tecnica attuata da Gibelli e da molti attivisti LGBTQIA+ va in direzione contraria al dialogo basandosi su un riduzionismo assoluto che chiude al confronto"
Il gruppo 'Libere Femministe Genova' prende posizione sul caso di Ilaria Gibelli, l'avvocata e consulente del Comune di Genova per i diritti LGTBQIA+ che sui social aveva usato toni asperrimi contro i cattolici. "Sembra che tutto sia stato già messo a tacere. Due parole di scuse, post cancellato e la consulente del Comune di Genova per i diritti LGTBQIA+ può tranquillamente continuare ad esercitare il suo incarico di tutela delle persone "discriminate". Come Libere Femministe Genova, l'assioma cattolici = transfobici/omofobi/ecc. ci ricorda molto la gogna che da anni ci è riservata per le nostre posizioni a favore dell'abolizione della maternità surrogata e contrarie alla cancellazione del sesso biologico. Temi complessi e delicati, che suscitano domande e dubbi non solo tra i cattolici, ma anche in seno alla stessa sinistra e al cosiddetto campo progressista, per niente compatto su questi argomenti. Chiediamo dunque ai cattolici del PD e del campo largo di farci sapere come intendono affrontare questi temi e cosa rispondono alle accuse a loro indirizzate da Gibelli, tra l'altro in netto contrasto con le dichiarazioni della Sindaca Salis che si dice "cattolica eterosessuale", ma "aperta a tutti". Oggi che a Genova si inaugura un festival di tre giorni per celebrare la liberazione dal fascismo, chiediamo dunque anche alla Sindaca e alla sua maggioranza se non sia necessario mettere in pratica i valori della democrazia non solo durante le ricorrenze storiche, ma garantendo ogni giorno un dibattito civile, utile alla crescita di consapevolezza su temi così complessi (ricordando che complesso non è sinonimo di complicato) nel rispetto di tutte le posizioni. La tecnica attuata da Gibelli, e purtroppo da molti attivisti LGBTQIA+, va in direzione esattamente contraria, basandosi su un riduzionismo assoluto che chiude al confronto, delegittima le opinioni diverse, etichetta con disprezzo chi le esprime (alla faccia dell'inclusione) e impone di fatto una sorta di "fascismo psicologico".
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