Caso Daneo, ministro Valditara: "Sul decreto scuola bambini costretti a scrivere striscioni antigovernativi in stile woke"

di R.P.

4 min, 32 sec

"Grave immaturità politica di chi non vuole affrontare il dibattito in modo costruttivo e pacato, partendo dalla onesta considerazione dei dati della realtà"

Caso Daneo, ministro Valditara: "Sul decreto scuola bambini costretti a scrivere striscioni antigovernativi in stile woke"

"Le polemiche sollevate dalla sinistra in merito al decreto legge approvato dal Governo dimostrano una grave immaturità politica di chi non vuole affrontare il dibattito in modo costruttivo e pacato, partendo dalla onesta considerazione dei dati della realtà. Anziché discutere sulla applicazione di queste misure di buon senso, persino oggettivamente 'progressiste', politici, sindacalisti, giornalisti e intellettuali di opposizione si sono scatenati in una ridda di insulti. Si è arrivati persino alla strumentalizzazione di bambini costretti a scrivere striscioni antigovernativi in stile woke". Lo scrive su fb il ministro Valditara.

Ecco il post completo:

Le polemiche sollevate dalla sinistra in merito al decreto legge approvato dal Governo il 24 settembre dimostrano una grave immaturità politica di chi non vuole affrontare il dibattito in modo costruttivo e pacato, partendo dalla onesta considerazione dei dati della realtà.
Cerchiamo innanzitutto di chiarire una volta per tutte le norme criticate dalle opposizioni.
Sono 3 in particolare:
1. L'obbligo per i genitori di ragazzi con gravi problemi di conoscenza della lingua italiana e di inserimento scolastico, che nemmeno partecipino alla vita scolastica dei figli, di seguire percorsi di apprendimento della nostra lingua.
Numerosi studi rilevano che il contesto famigliare è importante per il successo formativo del giovane. Lo stesso rapporto Ocse 2018 ricorda come resilienza e integrazione sono favorite dalla qualità complessiva dell’ambiente scolastico e in particolare un rapporto costruttivo con le famiglie amplia le opportunità di apprendimento e rafforza il senso di appartenenza.
Il coinvolgimento delle famiglie fragili, italiane e straniere, nel percorso educativo dei figli con problematiche di apprendimento è fra l'altro già previsto fra i 10 obiettivi di Agenda Sud e Agenda Nord. Quella criticata dalle opposizioni è una norma volta a favorire il successo scolastico degli studenti stranieri e indirettamente la emancipazione di molte madri a cui sono impediti contatti con la comunità.
2. La distribuzione, unicamente all'atto della iscrizione, degli studenti stranieri, che non abbiano una adeguata conoscenza della lingua italiana, in altre scuole di prossimità, laddove il loro numero superi il 30% per ogni classe.
Ricordo innanzitutto che l'iscrizione alla scuola sotto casa non è automatica per nessuno. All'atto di iscrizione, già oggi, ogni genitore, italiano o straniero che sia, deve indicare 4 scuole. Qualora infatti il numero di richiedenti superi i posti disponibli nella scuola indicata prioritariamente, lo studente, qualunque esso sia, dovrà essere iscritto ad altro istituto. Anche a questo proposito numerosi studi dimostrano che un numero elevato per classe di studenti stranieri che non conoscano la lingua del paese ospitante ha un effetto negativo sugli apprendimenti di tutti gli studenti, stranieri e (nel nostro caso) italiani. Cito per tutti il rapporto Ocse 2018, secondo cui la composizione delle scuole è tra i fattori che possono sostenere o indebolire la resilienza. In media, le scuole con una maggiore concentrazione di studenti con background migratorio presentano risultati scolastici e indicatori di benessere meno favorevoli. E ancora. Accanto alla composizione della classe, il rapporto OCSE individua altri fattori che concorrono a creare condizioni favorevoli alla resilienza: un ruolo essenziale è svolto dalla padronanza della lingua di scolarizzazione.
La oggettiva rilevanza del problema è dimostrata dal fatto che diversi ministri dell'istruzione, da Mattarella a Berlinguer, da Fioroni a Gelmini e Carrozza, hanno cercato di porre limiti al numero di studenti stranieri per classe, non sempre mettendo al centro la questione della lingua.
La norma criticata dalle opposizioni ha la finalità di favorire l'integrazione degli studenti stranieri attraverso un miglior apprendimento della lingua italiana e dunque un maggiore successo scolastico. Questa finalità di integrazione è altresì dimostrata dalla previsione di uno stanziamento di oltre 14 milioni di euro ad anno scolastico per il finanziamento di attività di potenziamento delle competenze nella lingua italiana laddove non sia possibile realizzare una più equilibrata distribuzione degli studenti stranieri che non la conoscano adeguatamente.
Il decreto persegue in definitiva lo scopo di evitare la costituzione di classi ghetto, che sono quelle classi "in cui è concentrata una forte e sproporzionata presenza di studenti stranieri con difficoltà linguistiche o condizioni di svantaggio".
3. Il divieto di entrare a scuola con il volto mascherato, e dunque con il volto coperto da burka, niqab e altri indumenti.
Si tratta di mascheramenti del volto femminile che appartengono a pratiche religiose non riconducibili direttamente ai dettami del Corano ma che esprimono forme di patriarcato violento e arcaico, che negano dignità alla donna e che violano il reciproco diritto alla socialità, come riconosciuto dalla sentenza 1 luglio 2014 della Corte europea dei diritti dell'uomo che si è pronunciata proprio a favore del divieto di burka e niqab in Francia.
Nella nostra scuola tutte le bambine e le ragazze hanno pari dignità.
Anziché discutere sulla applicazione di queste misure di buon senso, persino oggettivamente "progressiste", politici, sindacalisti, giornalisti e intellettuali di opposizione si sono scatenati in una ridda di insulti: "norme scritte da una destra razzista"; di menzogne: "si discriminano gli stranieri in quanto tali", "norme che sono la versione contemporanea delle leggi razziali"; di inviti al boicottaggio. Si è poi arrivati persino alla strumentalizzazione di bambini costretti a scrivere striscioni antigovernativi in stile woke.
Questi atteggiamenti costituiscono un pericolo per un civile dibattito democratico fondato sul rispetto dell'avversario, oltre a rivelare disonestà intellettuale. Noi invece siamo convinti che servano politiche finalizzate ad una autentica integrazione che consentano a tutti i giovani di crescere insieme nella condivisione dei valori repubblicani. Su questa strada andiamo avanti con decisione e con convinzione.

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