Ivano Fossati a Santa Margherita Ligure: musica, dialogo e libertà con gli studenti a Villa Durazzo

di Anna Li Vigni

Sesta edizione del format ideato da Pino Petruzzelli

Nella suggestiva cornice di Villa Durazzo, a Santa Margherita Ligure, si è svolta la sesta edizione di Csa del Pensiero”, l’appuntamento ideato da Pino Petruzzelli: un esperienza intensa e immersiva che ha riunito 12 studenti provenienti da diversi dipartimenti universitari per tre giorni di confronto serrato con un docente d’eccezione, il cantautore Ivano Fossati.

Il format è semplice quanto potente: un tema, un maestro, un gruppo ristretto di giovani pronti a mettersi in gioco. Questa edizione ha scelto la musica come filo conduttore, esplorandola nelle sue molteplici sfaccettature e nel suo legame con la quotidianità, l’etica, il diritto, la memoria e l’identità personale.

“Pensare rende liberi, non pensare rende schiavi”: è questo il principio che ha guidato i lavori. La riflessione come responsabilità, come atto necessario per orientare le proprie azioni e le proprie scelte. Anche quando si parla di musica, infatti, il discorso si allarga alla vita, alla coscienza, alla società.

Dalle voci degli studenti è emerso un mosaico ricchissimo di significati. Per alcuni la musica è espressione pura, creatività e soprattutto amore verso la vita e ciò che ci circonda. Per altri è stata un’occasione di legami umani profondi, un pretesto per costruire relazioni e sviluppare riflessioni “speciali”. C’è chi l’ha analizzata da un punto di vista giuridico, interrogandosi sul rapporto virtuoso tra musica e diritto, e chi l’ha definita provocatoriamente uno “scarto” dell’attività artistica, parte integrante della nostra vitalità.

La musica è stata raccontata come anima, sentimento e ricordo; come esigenza interiore di dare forma ai propri pensieri; come dialogo, gioco e condivisione; come comunicazione capace di farci comprendere il nostro tempo e quelli che lo hanno preceduto. È stata definita un bisogno antropologico, una necessità dell’essere umano, ma anche una responsabilità: verso l’artista che si esprime e verso noi stessi, chiamati a interpretare ciò che ascoltiamo.

Per Petruzzelli, l’arte, e dunque anche la musica, è un modo per guardarsi dentro, capire chi siamo e chi sono le persone che camminano accanto a noi. È uno strumento utile per andare avanti con maggiore consapevolezza e sicurezza.

 

 

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