Capo VVF: "Il ricorso contro il risarcimento per la morte di Lorefice è oltraggioso"

di Redazione

1 min, 37 sec

Per la parte condannata il vigile del fuoco avrebbe dovuto allontanarsi dall'incendio

Capo VVF: "Il ricorso contro il risarcimento per la morte di Lorefice è oltraggioso"


Il ricorso presentato contro la sentenza di risarcimento per la morte di un vigile del fuoco è "offensivo" non solo nei confronti della vittima ma di tutti i pompieri. E rappresenta un "oltraggio alla dignità" di "tutti i servitori dello Stato che hanno perso la vita". Lo dice il capo del Corpo dei Vigili del Fuoco Fabio Dattilo criticando pesantemente la decisione di una delle parti coinvolte di impugnare la sentenza per la morte di Giorgio Lorefice.

Il vigile del fuoco rimase ucciso il 26 gennaio del 2005 a Serra Riccò, in provincia di Genova, nell'esplosione di una cisterna di Gpl dove si era sviluppato un incendio. "Quale fu la sua condotta - sottolinea Dattilo - lo testimonia la medaglia d'oro al valor civile riconosciutagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Non c'è alcun dubbio, dunque, che il nostro caposquadra affrontò la situazione nel migliore dei modi, com'era stato addestrato a fare e come la lunga
esperienza gli aveva insegnato".

Ed invece, afferma ancora il capo dei Vigili del Fuoco, la parte condannata al risarcimento che ha promosso il ricorso sostiene che in quell'intervento i vigili del fuoco "avrebbero dovuto allontanarsi per la loro incolumità" e che la causa dell'esplosione "sarebbe una loro colpa".

Una posizione che "rinnova nei familiari e in tutti noi un senso di grande dolore" ed "è offensiva nei confronti di Giorgio e degli altri vigili del fuoco che rimasero feriti nell'esplosione". Ma non solo: il ricorso, conclude Dattilo, è "irrispettoso per il lavoro degli oltre 30mila vigili del fuoco italiani, che tutti i giorni affrontano pericoli per salvaguardare la vita delle persone e i loro beni e che per compiere il proprio dovere si avvicinano alle fiamme com'è necessario per spegnerle, senza allontanarsi come li inviterebbe a fare chi ricorre contro la sentenza di primo grado". Ed è un "un oltraggio alla nostra dignità di servitori dello Stato e alla memoria di chi ha perso la
vita".