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Cani anticovid, il loro fiuto per individuare i campioni positivi al virus

di Marco Innocenti

Affidabili nel 95% dei casi e molto più rapidi (oltre che meno invasivi) rispetto ai tamponi

Sei provette con altrettanti campioni di materiale organico e un bassotto dall'aria felice e divertita. Lui, col naso, passa in rassegna i campioni e si ferma, impettito, davanti ad uno di essi, ben sapendo che da lì a pochi secondi arriverà la sua ricompensa: un bel bocconcino. E' la giornata di lavoro di Otto, un bassotto che da un anno prende parte al progetto scientifico del dipartimento di medicina veterinaria dell'Università Statale di Milano, nel laboratorio di fisioetologia di Lodi.

Il progetto mira ad addestrare i cani all'individuazione di patologie per le quali la diagnosi precoce può rivelarsi determinante. Inizialmente avviato per individuare i casi di tumore ai polmoni, oggi si sta sviluppando anche per contrastare il covid. "Ogni patologia produce i cosiddetti Vocs, composti organici volatili che il cane, grazie al suo olfatto, è in grado di percepire - spiega Mariangela Albertini, docente di Fisiologia ed etologia e coordinatrice del progetto.

"Questa prima fase - aggiunge - si sta svolgendo esclusivamente qui in laboratorio per insegnare ai cani a distinguere i campioni raccolti da persone positive e negative al coronavirus e avviene in collaborazione con il professor Massimo Galli e con l’ospedale Sacco. Il nostro obiettivo adesso è validare il metodo con una sensibilità almeno del 90%".

Niente animali da laboratorio, però: "Si tratta sempre ed esclusivamente di animali di proprietà - precisa la professoressa - Qui non ci sono cani da laboratorio. Vengono un paio di volte a settimana, con i loro accompagnatori, si divertono per una mezz’ora e ricevono un sacco di premi". Nella prossima fase del progetto, è previsto il passaggio all'individuazione su pazienti umani e non più solo su campioni in provetta. 

Le applicazioni pratiche del progetto, se la sperimentazione dovesse continuare a dare esiti positivi, sarebbero innumerevoli: "Pensiamo ad un asilo o una scuola elementare dove i tradizionali tamponi risulterebbero estremamente invasivi e sgradevoli per i bambini. Un cagnolino che scodinzola allegro per i corridoi invece avrebbe tutt'altro impatto e potremmo comunque ottenere il risultato di monitorare il contagio. Pensiamo poi alla rapidità con la quale si potrebbero fare i controlli in luoghi affollati come cinema, teatri, stadio o stazioni. Basta che l'animale annusi le persone e, in caso di segnalazione, si procede alla verifica con il tampone".

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Cani covid olfatto

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