Bordighera, il papà di Beatrice dal carcere: "Iannuzzi merita l'ergastolo"
di Claudio Baffico
La bambina sarebbe stata vittima di un omicidio e non di semplici maltrattamenti degenerati in tragedia
A distanza di mesi dalla morte della piccola Beatrice, la ricostruzione degli inquirenti ha rafforzato la convinzione del padre Maurizio Rao: la bambina sarebbe stata vittima di un omicidio e non di semplici maltrattamenti degenerati in tragedia. Per questo l'uomo chiede la pena più severa per Emanuel Iannuzzi, il compagno della madre della bimba, accusato di averla sottoposta a continue violenze culminate nel decesso.
«Chi colpisce una bambina di due anni con quella brutalità sa perfettamente quali possono essere le conseguenze», sostiene Rao, deciso a ottenere una condanna esemplare per il quarantaduenne.
La piccola era morta nella notte tra l'8 e il 9 febbraio. Secondo la Procura di Imperia, le lesioni che si sono rivelate fatali sarebbero state provocate da un violento pestaggio compiuto da Iannuzzi, che dal novembre 2025 aveva una relazione con la madre della bambina, Emanuela Aiello.
Il padre di Beatrice si trova attualmente detenuto nel carcere di Valle Armea, a Sanremo, dove sta scontando una pena per reati minori. In passato era stato denunciato dall'ex moglie per maltrattamenti, accuse che lui ha sempre respinto sostenendo che fossero finalizzate ad allontanarlo dalle figlie. La sua scarcerazione è prevista per il prossimo anno, anche se potrebbe arrivare prima.
Nelle ultime ore il suo legale, l'avvocato Mario Ventimiglia, lo ha informato degli sviluppi dell'inchiesta. Dopo mesi di accertamenti, infatti, gli investigatori hanno delineato un quadro definito particolarmente grave: secondo il giudice per le indagini preliminari, Beatrice sarebbe stata sottoposta per lungo tempo a violenze e umiliazioni da parte di Iannuzzi, mentre la madre avrebbe assistito senza intervenire.
Le nuove risultanze investigative hanno portato all'arresto del quarantaduenne con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. La stessa contestazione è stata formulata nei confronti di Emanuela Aiello, trasferita in carcere a Torino.
Inizialmente la donna era stata arrestata il giorno stesso del decesso con l'accusa di omicidio preterintenzionale, mentre il compagno era stato indagato a piede libero. Successivamente, però, le indagini dei carabinieri, gli esiti dell'autopsia e soprattutto le testimonianze delle sorelle della vittima hanno modificato il quadro accusatorio. In particolare, la maggiore delle due, oggi decenne, avrebbe raccontato agli investigatori mesi di soprusi e violenze.
Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti figurano anche fotografie e video che documenterebbero le condizioni della bambina dopo alcune aggressioni. Secondo l'accusa, Iannuzzi avrebbe immortalato Beatrice con evidenti segni delle percosse e l'avrebbe persino ripresa mentre veniva costretta a fumare una sigaretta artigianale, alla presenza della madre.
«Il mio assistito è profondamente scosso da quanto emerso», afferma l'avvocato Ventimiglia. «Nessuno avrebbe potuto immaginare il livello di sofferenza che quella bambina stava vivendo».
Il legale descrive Iannuzzi come una persona priva di empatia, sottolineando come l'uomo abbia continuato a sostenere pubblicamente di essersi preso cura delle bambine e di aver voluto bene a Beatrice, senza mostrare alcun segno di pentimento.
Secondo la ricostruzione della Procura, la mattina del 9 febbraio la bambina era già morta da diverse ore. Il suo corpo sarebbe stato trasportato in auto dalla madre da Perinaldo a Bordighera e soltanto successivamente sarebbe stato simulato un improvviso malore con la richiesta di soccorso al 118.
Gli inquirenti ritengono inoltre che pochi giorni prima del decesso Iannuzzi abbia colpito nuovamente la piccola con estrema violenza, provocandole un grave trauma cranico e un'emorragia cerebrale risultata poi fatale.
Per la famiglia della vittima, le responsabilità sarebbero gravissime. «Faremo tutto il possibile affinché venga contestato l'omicidio e sia inflitta la massima pena prevista dall'ordinamento», conclude Ventimiglia. «Quanto accaduto a Beatrice rappresenta un episodio di inaudita ferocia».
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