Blue Economy Summit, al via a Genova la terza edizione

di Marco Innocenti

Telenord sarà media partner della manifestazione. Maresca: "Alla fine raccoglieremo in un 'Blue Book' le principali proposta emerse"

Luce verde per la terza edizione del Blue Economy Summit, che da oggi, 29 giugno, porterà a Genova tutti i principali attori del mondo dello shipping per cinque giorni di convegni, eventi e discussioni sull'economia del mare, organizzata da ClickUtility Team per conto del Comune di Genova. Un'edizione diversa nelle modalità, fortemente orientata verso le piattaforme digitali, ma con un'agenda come sempre ricchissima di contenuti e ospiti: clicca qui per consultare l'agenda dell'edizione 2020.

“Genova è il porto  - ha detto il vicesindaco Stefano   Balleari nel suo saluto iniziale - La nostra città è diventata quello che è oggi grazie alla presenza del suo porto. Oggi la situazione è complessa soprattutto per la situazione delle autostrade ma speriamo di poterla risolvere al più presto. La tragedia del Ponte Morandi ha colpito pesantemente la nostra città ma da buoni genovesi ci siamo rimboccati le maniche e oggi siamo pronti per un’inaugurazione sobria ma che ci porrà di nuovo come punto cruciale per i traffici”.

“Avevamo pensato di rinviarla – ha spiegato poi l’assessore alla portualità Francesco Maresca – ma poi abbiamo deciso di dare un segnale di ripartenza, fondamentale sia per l’economia che dal punto di vista psicologico per ricominciare tutti insieme. Sarà un’edizione con un taglio più digitale che ci vedrà in diretta su varie piattaforme. Speriamo che in questa edizione si faccia sintesi e proporremo un documento che chiameremo “Blue Book” con tutte le proposte da portare anche a livello nazionale perché venga recepito da chi di dovere. Parleremo di infrastrutture, dei traffici che da esse dipendono, parleremo del modello Genova che può essere applicato anche in ambito portuale attraverso proposte di modifica alla governance".

Il primo a intervenire e a dare il proprio contributo al Summit è il professor Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino, che ha fatto il punto della situazione emergenziale: "E' innegabile che adesso la situazione sia decisamente cambiata - ha detto - Adesso è l'Italia a dover approntare una strategia difensiva verso altri paesi in cui il contagio è ancora alto. In questo scenario, il porto avrà un ruolo determinante. Ci aspettiamo tutti un ritorno del virus ma non a settembre, forse a novembre-dicembre, e nemmeno con la stessa forza e mortalità che ci ha travolti a marzo. Adesso il sistema sanitario è pronto, i posti letto ci sono e non dobbiamo vivere questi mesi con una sorta di spada di Damocle sulla testa. Questo non vuol dire 'liberi tutti' come qualcuno ha voluto far passare ma ricordiamoci che un paese alla fame è terreno fertile per il virus".

"In questo periodo siamo stati vicini alle imprese, alle famiglie, al sistema sanitario - ha sottolineato Gianni De Bernardi, responsabile area Private Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta di Intesa Sanpaolo Private Banking - 50 miliardi a sostegno delle imprese, 15 per le pmi, in Liguria accordo con Federalberghi con un plafond di 81 milioni per le strutture turistiche. Intesa Sanpaolo ha donato 100 milioni al Servizio sanitario nazionale e la Private Banking ha raccolto 2,5 milioni tramite crowdfunding grazie a 14 mila donatori".

Alla fine degli interventi in agenda, il programma della prima giornata è andato avanti con il talk show a cui hanno preso parte ospiti in presenza fisica e altri in collegamento. "I problemi che il covid ha esasperato li avevamo anche prima - ha spiegato Augusto Cosulich, ad della Fratelli Cosulich - Sono problemi che si chiamano autostrade, costi non competitivi con i quali il covid non c'entra nulla. Io gestisco circa un milione di container e vorrei portarli sui porti di Genova e La Spezia ma non posso. Ma su questo il covid non ha pesato assolutamente. Questi problemi li avevamo anche prima".

"Condivido l'affermazione di Cosulich - ha aggiunto Luca Becce, presidente di Assiterminal - Io credo che questa emergenza ha dimostrato e messo a nudo l'assoluta inefficienza del sistema, cioé dello Stato e delle sue articolazioni. Stanno emergendo tutte le contraddizioni della portualità italiane, con le inchieste che coinvolgono le governance dei porti. Assistiamo ad un balletto di competenze non chiare su cui noi ci battiamo da tempo. Questo è il dramma a cui siamo di fronte e il colpo rilevante subito dal covid rende non più sopportabile questo stato di cose. Mi piacerebbe che in questo paese si smettesse di dire che, quando una cosa non funziona, bisogna inventarsi chissà quale ricetta strepitosa. Quando una cosa non funziona, bisogna semplicemente farla funzionare".

"Noi parliamo di ripartenza ma ci sono settori che non si sono mai fermati - ha aggiunto Matteo Cattani, in rappresentanza di Assarmatori - Penso al settore dei traghetti ad esempio ma non solo. Si tratta di collegamenti che porta ricchezza ai territori di riferimento, che dà ossigeno ai territori con le merci trasportate ma anche perché garantisce continuità territoriale e permette quindi ai territori di svilupparsi. Ci sono anche settori che dal covid hanno ricevuto impulsi positivi ma ci sono settori che hanno avuto impatto enorme, dal 50 al 75%, che sono quelli dello spostamento passeggeri. Riteniamo che nella gerarchia della disperazione, come detto dalla ministra De Micheli, vada compreso quale settore possa essere vettore di ricchezza per tutti gli altri. Noi riteniamo che il settore del tpl e del trasporto combinato passeggeri-merci lo siano e vadano sostenuti. Come? Utilizzando risorse che non verranno utilizzate per compensare i danni accertati da covid di queste aziende e consentire loro di superare una problematica che per quel comparto vale 4-5 volte il danno nazionale. Parliamo di un impatto sul Pil nazionale del 15% ma qui parliamo di un settore che avrà un impatto del 75%".

"La nostra posizione - ha detto Mario Mattioli, presidente di Confitarma - è molto scettica su quanto fatto finora. Noi siamo un servizio che trasporta quello che viene prodotto e quindi da questo punto di vista tutti i settori hanno sofferto. Credo sia importante dire che non tutto è avvenuto a causa del covid, abbiamo un paese che si muove fra mille difficoltà in molti settori. Ci tenevo però a dire che questa situazione ci ha dato un segnale importante, che siamo uno Stato con scarse risorse. Pre-covid avevamo il 46% delle aziende che avevano problematiche finanziarie con il sistema bancario. E' possibile allora che il decreto sulla liquidità di fatto renda difficile il ricorso agli aiuti proprio a queste società? Che poi sono quelle che ne avrebbero più bisogno. L'altra riflessione da fare è che siamo divisi, siamo troppi e pur avendo tutti un obiettivo comune, parlo delle associazioni, stiamo invece creando un'implosione del nostro settore. Stiamo così dando continui alibi ai nostri politici per non decidere. Si fa in sostanza una guerra fra i poveri perché si mettono i settori l'uno contro l'altro. Anche perché nella realtà dei fatti risorse da stanziare non ce ne sono. Andando tutti quanti divisi di fronte al potere politico, non otterremo mai nulla".

"A me fa sempre piacere ascoltare Cosulich - ha spiegato Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti - per il suo consueto ottimismo e anche perché oggettivamente oggi noi stiamo assistendo alla crisi dei traffici ma nell'ambito di questa crisi che si innesta su problematiche forti italiane apprendiamo che in questo momento stiamo vivendo una crisi in molti dei settori del trasporto, non solo persone ma anche merci. Il fatto che il settore container veda riduzione dei volumi ma ci sono anche aspetti che danno qualche speranza: per la prima volta abbiamo visto una razionalizzazione con gli attori che per una volta non si sono fatti una guerra dei noli, ad esempio. Abbiamo avuto grossi problemi di accesso ai porti e di movimentazione degli equipaggi ma stiamo vedendo piccoli sblocchi. Ma qual è il dato interessante? In Italia negli ultimi 5 mesi siamo passati da 27 a 29 milioni di utilizzatori dell'e-commerce che necessita di una catena logistica diversa da quella del passato. Nel nostro paese manca una vera logistica dell'ultimo miglio che sarà compensata da chi saprà avere idee in tal senso".

"Oggi noi viviamo una situazione dalla doppia faccia - ha commentato Pietro Spirito, presidente dell'AdSP del mar Tirreno Centrale e rappresentante di Assoporti - C'è una difficoltà enorme del mondo passeggeri ma nel traffico merci viviamo una situazione che vede diversi paesi del mondo in situazioni molto diverse del contagio. La situazione internazionale quindi è molto diversificata: ha cominciato col Far East, poi l'Europa ed ora l'America. Viviamo una fase in cui il mondo industriale è cambiato ancora ma troppo spesso affrontiamo i temi della ripresa induistriale come separati da quelli della ripresa logistica. Dobbiamo poi interrogarci sull'inefficienza della pubblica amminstrazione. Se si decide che le AdSP non devono prendere delle decisioni, allora al loro vertice servono dei burocrati. Ma il paese deve decidersi, altrimenti questa contraddizione non verrà mai superata".

 "Io oggi avrei dovuto essere a Genova di persona - ha detto Alessandro Laghezza, presidente di Confetra Liguria - ma purtroppo non ho potuto perché spostarsi da Spezia a Genova è sempre un'incognita. Bisogna salvaguardare la necessità della sicurezza della autostrade con la necessità di spostare le merci. Non si può soprattutto bloccare del tutto un a regione come la Liguria in un momento così importante. Bisogna prima di tutto prendere una decisione sul tema delle concessioni, ma subito, poi vanno individuati i responsabili dei danni che ormai superano di molto i 10 milioni quantificati per il crollo del ponte Morandi. Io guardo con ottimismo al futuro ma vorrei anche ricordare la drammaticità della situazione presente. Mi aspetto che il governo faccia la sua parte ma che anche le istituzioni locali si attivino".