Biggeri, ex presidente Banca Etica: "La sostenibilità non è radical chic"
di R.S.
Nel dibattito sul futuro energetico, Biggeri si dice scettico sul nucleare, ritenuto costoso, lento da realizzare e problematico in contesti geopolitici instabili
Ugo Biggeri, economista ed ex presidente di Banca Etica, oggi alla guida della Londa School of Economics, analizza in un'intervista al Fatto Quotidiano l’attuale crisi energetica e critica profondamente il modello economico dominante. Secondo lui, l’idea stessa di “lockdown energetico” non è solo il risultato delle tensioni geopolitiche e della dipendenza dai combustibili fossili, ma il sintomo di un fallimento strutturale del capitalismo contemporaneo.
Biggeri sostiene che il problema non sia la mancanza di risorse, ma una cattiva gestione politica ed economica dell’energia. A suo avviso, se negli ultimi vent’anni si fosse investito seriamente nelle rinnovabili, paesi come l’Italia si troverebbero oggi in una posizione molto più solida. Critica inoltre la politicizzazione del tema energetico, citando anche le posizioni di Donald Trump e di alcune destre, che secondo lui delegittimano la sostenibilità riducendola a un’ideologia “radical chic”.
Nel dibattito sul futuro energetico, Biggeri si dice scettico sul nucleare, ritenuto costoso, lento da realizzare e problematico in contesti geopolitici instabili. La soluzione, afferma, resta invece nelle energie rinnovabili e nella valorizzazione delle risorse già disponibili, come sole, vento e idroelettrico.
Al centro della sua visione c’è però un’idea più ampia: la necessità di cambiare paradigma economico. Per Biggeri, i limiti non sono un ostacolo allo sviluppo, ma uno stimolo all’innovazione. Imporre vincoli all’uso delle risorse, come già avvenuto in passato con altri settori, potrebbe generare progresso tecnologico e sociale. Al contrario, l’assenza di limiti porta a squilibri e crisi sistemiche.
Infine, richiama la necessità di rendere desiderabile la transizione ecologica, oggi percepita da molti come una minaccia più che un’opportunità. Secondo lui, la sfida è politica e culturale: costruire un modello economico più sostenibile e consapevole, capace di coniugare sviluppo e rispetto dei limiti ambientali e sociali.
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