Bucci: “5-6 mila posti di lavoro nella Blue Economy restano scoperti, mancano le persone”

di Redazione

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Tra le banchine della Liguria cresce una domanda sempre più urgente di lavoratori qualificati nel settore marittimo e della logistica. Dal Porto Antico di Genova arriva l’allarme del presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che evidenzia come ogni anno tra i 5.000 e i 6.000 posti di lavoro legati all’economia del mare restino vacanti per mancanza di candidati.

Un dato che racconta la difficoltà di un comparto in forte espansione, ma che fatica a trovare personale sufficiente per sostenere la propria crescita. La Blue Economy, infatti, non riguarda solo il lavoro in mare in senso stretto, ma un sistema complesso che comprende cantieristica navale, logistica portuale, tecnologie subacquee, ingegneria, servizi specialistici e management delle grandi rotte commerciali e crocieristiche.

La Liguria si conferma uno dei principali poli italiani e mediterranei del settore, con un tessuto industriale altamente specializzato e infrastrutture strategiche. Tuttavia, la disponibilità di manodopera qualificata non riesce a tenere il passo con la domanda delle imprese.

Secondo quanto emerge dal territorio, uno dei principali nodi riguarda la formazione e l’orientamento dei giovani. Molte posizioni rimangono scoperte non per mancanza di opportunità, ma per una scarsa conoscenza delle professioni legate al mare e delle competenze richieste.

Si tratta infatti di un settore sempre più tecnologico, dove convivono innovazione digitale, automazione, ricerca applicata e competenze tecniche avanzate. Dalle figure specializzate nella subacquea industriale ai tecnici della logistica, dai saldatori di precisione ai manager del trasporto marittimo, la domanda di professionalità è ampia e diversificata.

Il territorio ligure, grazie alla sua posizione e alla presenza di porti strategici come quello di Genova, rappresenta uno dei centri nevralgici dell’economia del mare in Italia. Ma proprio questa centralità rende ancora più evidente la difficoltà nel reperire personale sufficiente a sostenere i ritmi di crescita del settore.

Per questo, imprese e istituzioni puntano sempre di più sul rafforzamento del legame tra scuola, formazione tecnica e mondo del lavoro, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni a un comparto che offre numerose opportunità occupazionali e prospettive di crescita.

La Blue Economy si conferma così una delle filiere più dinamiche del sistema produttivo italiano, ma la sua evoluzione dipende sempre più dalla capacità di attrarre e formare nuove competenze.

 

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