Trekking nautico, l’Italia si scopre dall’acqua: kayak e canoa per un turismo lento ed ecosostenibile
di R.C.
Dalle baie più nascoste ai fiumi e ai laghi, cresce la voglia di esplorare il territorio a colpi di pagaia. Un modo di viaggiare a basso impatto
Scoprire l’Italia da una prospettiva diversa, lontano dalle strade più affollate e dalle mete prese d’assalto dal turismo di massa. È la filosofia del trekking nautico, una forma di turismo lento che utilizza kayak, canoe e piccole imbarcazioni a pagaia per attraversare coste, fiumi e laghi entrando in contatto diretto con il paesaggio.
Più che una semplice attività sportiva, il trekking nautico rappresenta un modo diverso di viaggiare. La propulsione esclusivamente manuale consente di muoversi senza rumore e senza utilizzare carburanti, raggiungendo luoghi difficilmente accessibili via terra e osservando l’ambiente con un impatto ridotto.
La crescita del turismo outdoor
La diffusione del trekking nautico si inserisce in una più ampia crescita del turismo all’aria aperta. Secondo le stime dell’Osservatorio del turismo outdoor 2026, promosso da Human Company insieme a Thrends, il settore in Italia potrebbe raggiungere 68,4 milioni di presenze, con un impatto economico diretto stimato in 5,12 miliardi di euro.
L’Italia si conferma inoltre una delle principali destinazioni europee per il turismo outdoor, seconda nel continente e con una forte componente internazionale: oltre il 55% delle presenze è infatti riconducibile a visitatori stranieri.
In questo contesto stanno conquistando spazio anche le esperienze legate alle piccole imbarcazioni a vela e a pagaia. Kayak e canoe permettono di combinare attività fisica, esplorazione e scoperta del territorio, raggiungendo non solo aree naturali ma anche borghi, località costiere e realtà dell’entroterra.
Uno dei punti di forza del trekking nautico è la possibilità di vivere il paesaggio con tempi completamente diversi da quelli del turismo tradizionale. La pagaia impone un ritmo lento e permette di osservare con maggiore attenzione ciò che circonda il viaggiatore.
Baie isolate, grotte marine, piccoli tratti di costa e corsi d’acqua diventano così parte di un’esperienza che non si misura soltanto in chilometri percorsi, ma nel tempo trascorso a contatto con la natura.
L’assenza di motore riduce inoltre il disturbo acustico e, durante la navigazione, elimina le emissioni dirette legate al consumo di carburante. Un aspetto particolarmente interessante quando l’itinerario attraversa aree caratterizzate da una particolare sensibilità ambientale e dalla presenza di fauna selvatica.
Il valore del trekking nautico non riguarda soltanto l’ambiente. La possibilità di organizzare itinerari articolati in più tappe può contribuire a distribuire i flussi turistici anche al di fuori delle destinazioni più conosciute.
Campeggi, agriturismi, ristoranti, attività ricettive e piccoli esercizi commerciali possono beneficiare della presenza di visitatori che si spostano lentamente sul territorio e trascorrono più tempo nelle comunità attraversate.
La pratica può inoltre favorire la destagionalizzazione, perché, con un’adeguata preparazione e l’equipaggiamento necessario, la navigazione a pagaia non è necessariamente limitata ai mesi estivi. In estate, inoltre, può offrire un modo alternativo per vivere la natura cercando temperature più gradevoli rispetto alle tradizionali escursioni terrestri.
Il contatto ravvicinato con gli ecosistemi può trasformare il viaggiatore da semplice osservatore a possibile custode del territorio. Chi percorre un tratto di costa o di fiume in kayak ha infatti l’opportunità di individuare direttamente situazioni di degrado, rifiuti o altre criticità ambientali.
Da qui nasce anche l’idea dell’aqua-plogging, una sorta di raccolta dei piccoli rifiuti incontrati durante la navigazione, ispirata al più conosciuto plogging praticato sulla terraferma.
Naturalmente, la sostenibilità dipende anche dai comportamenti di chi pratica questa attività: è fondamentale rispettare le aree protette, non disturbare la fauna, evitare di approdare in zone particolarmente sensibili e seguire le regole locali di navigazione.
Il trekking nautico diventa così una possibile sintesi tra sport, esplorazione e responsabilità ambientale. Un modo per rallentare, osservare il paesaggio da una prospettiva insolita e scoprire un’Italia più appartata, lasciando sul territorio il minor impatto possibile.
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