Sport ed emigrazione, “La Fune Azzurra” arriva al giro di boa: oltre 100 club coinvolti nei cinque continenti

di R.S.

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Il MEI rinnova l’invito a società sportive, associazioni, ricercatori e singoli interessati a partecipare alla raccolta di informazioni e testimonianze

Sport ed emigrazione, “La Fune Azzurra” arriva al giro di boa: oltre 100 club coinvolti nei cinque continenti

Sei mesi dopo l’avvio, “La Fune Azzurra – Lo sport italiano nei cinque continenti” entra in una nuova fase. In occasione della Giornata dello Sport Italiano nel Mondo, il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI) presenta i primi aggiornamenti del progetto di ricerca realizzato insieme a Fondazione Migrantes e finanziato con i fondi dell’8xmille CEI.

L’iniziativa punta a ricostruire, per la prima volta in maniera organica, la storia e l’attualità dello sport praticato dagli emigrati italiani e dai loro discendenti nei cinque continenti. Una parte specifica della ricerca è inoltre dedicata al ruolo dello sport nei percorsi di inclusione delle persone immigrate in Italia.

Il progetto, che proseguirà fino alla primavera del 2027, ha già raccolto l’adesione di oltre 100 club e realtà sportive. Con la riapertura delle scuole, la ricerca verrà estesa anche agli istituti italiani all’estero, ampliando ulteriormente la rete dei partecipanti.

Il giro di boa coincide con il lancio di una nuova campagna digitale pensata per coinvolgere le comunità italiane presenti in tutto il mondo. Video e contenuti social dedicati a “La Fune Azzurra” saranno diffusi attraverso la rete dei numerosi partner che collaborano alla ricerca.

Il MEI invita associazioni, società sportive, ricercatori e singoli cittadini interessati a contribuire compilando i questionari e condividendo testimonianze. Il questionario è disponibile sul sito del progetto e in italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese.

L’obiettivo è comprendere in che modo lo sport abbia accompagnato la storia dell’emigrazione italiana, diventando nel corso del tempo un luogo di aggregazione, uno strumento di integrazione e, allo stesso tempo, un mezzo per conservare e rinnovare il legame con i territori di origine.

«La Fune Azzurra è la naturale prosecuzione del lavoro che il Mei porta avanti ormai da alcuni anni sul rapporto tra emigrazione, identità e sport», sottolinea Paolo Masini, presidente della Fondazione MEI e responsabile del progetto. «Il progetto sta crescendo e, grazie alla rete di realtà sportive, istituzioni e università che abbiamo coinvolto, ci permette oggi di guardare a questo fenomeno con una prospettiva sempre più ampia, articolata e organica».

Per Masini, la Giornata dello Sport Italiano nel Mondo assume quindi un significato particolare: «Significa riconoscere nello sport non solo un patrimonio italiano da valorizzare, ma anche un potente strumento di relazione, appartenenza e dialogo».

La storia raccontata dalla ricerca affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento e comprende alcune delle esperienze più significative legate alla diaspora italiana. Tra gli esempi ci sono società come Boca Juniors e Peñarol, nate anche grazie al ruolo delle comunità di emigrati italiani in Sud America, e figure come Joe Di Maggio, figlio di emigrati italiani e diventato una delle grandi icone del baseball mondiale.

Ma “La Fune Azzurra” non guarda soltanto al passato. La ricerca vuole fotografare anche il presente, analizzando le numerose realtà sportive che continuano a nascere nei diversi continenti grazie all’iniziativa degli italiani e dei loro discendenti.

Il lavoro si sviluppa lungo tre direttrici principali: le associazioni e società sportive italiane all’estero, i giovani italiani iscritti all’AIRE tra i 6 e i 25 anni e le persone recentemente immigrate in Italia.

Questionari, testimonianze e analisi qualitative e quantitative consentiranno di studiare il rapporto tra sport e mobilità, con particolare attenzione alla partecipazione associativa, alle relazioni sociali, al benessere psicofisico e ai processi di integrazione.

Una parte importante della ricerca riguarda le nuove generazioni di italiani residenti all’estero. L’obiettivo è capire se e in che modo la pratica sportiva possa contribuire a rafforzare il senso di appartenenza e il rapporto con le comunità italiane nel mondo.

Saranno analizzati diversi aspetti: chi pratica sport, in quali Paesi, con quale frequenza e all’interno di quali contesti. I dati saranno messi in relazione con fenomeni quali la socializzazione, il benessere individuale e la partecipazione alla vita delle comunità.

Parallelamente, in Italia verranno studiate le esperienze delle persone recentemente immigrate, per verificare quanto le attività sportive possano favorire i processi di inclusione e appartenenza e, al contrario, quali ostacoli possano emergere. I risultati saranno confrontati con quelli relativi agli italiani residenti all’estero.

Il progetto può contare su una vasta rete di partner istituzionali, accademici e sportivi. Tra questi figurano il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), il MAECI, il CONI e la rete dei suoi delegati sportivi nel mondo, la Società Italiana di Storia dello Sport, il Patronato ACLI, l’Università di Genova, l’Università di Roma Tor Vergata e il CUS Roma Tor Vergata.

Per la parte dedicata al rapporto tra sport, inclusione e nuove migrazioni in Italia collaborano inoltre UISP, CSI e US ACLI.

La rete costruita dal MEI negli ultimi anni costituisce una delle risorse fondamentali della ricerca. Il database raccoglie già oltre 40 società sportive italiane attive all’estero, mentre sono 130 i protocolli d’intesa sottoscritti dal Museo con realtà museali, associative e archivistiche in diverse parti del mondo.

Il percorso di “La Fune Azzurra” proseguirà nei prossimi mesi con la raccolta e l’elaborazione dei dati. La conclusione della ricerca è prevista per la primavera del 2027.

marzo è inoltre in programma un convegno internazionale dedicato alla presentazione dei risultati e del report finale, con il patrocinio del MAECI e del Ministero per lo Sport e i Giovani.

Gli esiti del lavoro confluiranno anche in una pubblicazione e in un documentario dedicato alla storia dello sport dell’emigrazione italiana e al contributo delle comunità italiane alla diffusione della cultura sportiva nel mondo.

Il progetto è coordinato da Andrea Pedemonte. Responsabile della ricerca sociologica è Agostino Massa, professore associato di Sociologia all’Università degli Studi di Genova; per la ricerca storica il responsabile è Lorenzo Venuti, ricercatore all’Università di Messina; la ricerca sugli immigrati in Italia è affidata a Davide Valeri, dottore di ricerca in Sociologia presso l’Università di Padova.

Il MEI rinnova infine l’invito a società sportive, associazioni, ricercatori e singoli interessati a partecipare alla raccolta di informazioni e testimonianze, contribuendo così a ricostruire una storia ancora in gran parte da raccontare: quella dello sport come filo capace di unire gli italiani, e le loro comunità, ben oltre i confini nazionali.

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