Sei anni dal primo paziente Covid in Italia, Orsi: "Dalla tragedia nuove conoscenze e strumenti per il futuro"
di Carlotta Nicoletti
Il Professore Andrea Orsi dell’Università di Genova ha tracciato un quadro di quanto la pandemia abbia cambiato la medicina e la sanità pubblica
A sei anni dal primo paziente Covid in Italia, il bilancio è ancora carico di dolore ma anche di consapevolezze scientifiche. In occasione di un congresso dedicato all’anniversario, il Professore Andrea Orsi dell’Università di Genova ha tracciato un quadro di quanto la pandemia abbia cambiato la medicina e la sanità pubblica.
«Il Covid è stata un’esperienza tragica – ha ricordato – con milioni di casi e moltissimi decessi in diverse fasce d’età. Ma è stata anche un’esperienza dalla quale abbiamo imparato molto».
La pandemia da COVID-19, causata dal virus SARS-CoV-2, ha accelerato in modo senza precedenti lo sviluppo tecnologico in ambito sanitario. Dalla diagnostica ai vaccini, fino alle terapie, i progressi sono stati significativi.
«Abbiamo imparato moltissimo sui meccanismi immunologici, sulla risposta anticorpale e sulla protezione – ha spiegato Orsi –. Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto più raffinati, che utilizziamo non solo per il Covid ma anche per l’influenza e per gli altri virus respiratori».
Il sistema di sorveglianza rafforzato durante la pandemia consente ora di monitorare con maggiore precisione la circolazione dei patogeni e di intervenire con strategie di prevenzione più mirate.
Il Covid non è scomparso, ma è entrato a far parte dell’insieme dei virus respiratori stagionali. «Oggi è uno dei virus che circolano soprattutto nel periodo invernale – ha sottolineato il professore – e può colpire in particolare i soggetti fragili».
Tra questi rientrano gli anziani, il cui sistema immunitario tende a indebolirsi con l’età, ma anche persone più giovani con patologie croniche o condizioni di immunodepressione. Per loro la vaccinazione resta uno strumento fondamentale di protezione. Accanto all’influenza e al SARS-CoV-2, negli ultimi anni ha assunto particolare rilievo anche il virus respiratorio sinciziale, per il quale sono oggi disponibili nuove strategie preventive nei neonati e vaccini per gli anziani.
La pandemia ha rappresentato anche un banco di prova sociale. Se nella prima fase, con dosi limitate, si registravano code per vaccinarsi, in seguito è emersa una minoranza contraria ai vaccini. «Abbiamo imparato molto anche sui meccanismi di accettazione delle misure di prevenzione – ha osservato Orsi –. Le scelte di salute individuali vanno accompagnate e guidate con informazione corretta e trasparente».
«Prima dell’avvento dei vaccini, degli antibiotici e delle terapie moderne – ha ricordato il professore – le pandemie provocavano milioni di morti».
Oggi la globalizzazione rende più rapida la diffusione dei virus, ma al tempo stesso la scienza dispone di strumenti molto più efficaci per contrastarli. Negli ultimi trent’anni, inoltre, sono aumentati i fenomeni di “spillover”, cioè il salto di specie dei virus dagli animali all’uomo, un dato che impone attenzione per il futuro.
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