Frane in via Napoli e via Caffaro, Ferrante: "Serve una legge nazionale per la manutenzione dei privati"

di Carlotta Nicoletti

«L’amministrazione pubblica non può sostituirsi al privato – ha chiarito l’assessore – se non in presenza di un pericolo immediato per la pubblica incolumità e in caso di inerzia»

Dopo il crollo avvenuto nei giorni scorsi in via Napoli, nel quartiere del Lagaccio, un nuovo episodio ha riportato alta l’attenzione sul rischio frane a Genova. Questa volta il cedimento si è verificato in via Caffaro, nel quartiere di Castelletto. A fare il punto della situazione è stato l’assessore alla Protezione civile del Comune di Genova, Massimo Ferrante.

Il cedimento ha riguardato un terrapieno tra due condomini, crollato sopra una galleria – in origine un bunker risalente all’inizio della Seconda guerra mondiale, poi riconvertito in box auto. Sopra l’area interessata si trovano giardini e orti privati. Per ore si è temuto che qualcuno potesse essere rimasto intrappolato sotto le macerie. I Vigili del Fuoco, la Protezione civile e la Polizia locale hanno immediatamente verificato la presenza di tutti i proprietari dei box e dei condomini coinvolti. Solo intorno alle 22.30/23 è arrivata la certezza che nessuna persona fosse rimasta coinvolta, grazie anche all’utilizzo di escavatori e cani molecolari.

«Tiriamo un sospiro di sollievo – ha dichiarato Ferrante – non ci sono stati feriti né vittime. Ma questo è l’ennesimo campanello d’allarme».

Secondo l’assessore, Genova vive una condizione di fragilità strutturale ormai cronica. Il territorio è esposto a tre principali livelli di rischio: costiero, con mareggiate e trombe d’aria, idrogeologico, legato ai torrenti che attraversano la città, come il Polcevera e il Bisagno e collinare, dovuto all’espansione edilizia avvenuta tra Ottocento e secondo dopoguerra.

Diverso ma analogo il caso di Via Napoli, dove a crollare è stata una struttura in cemento armato risalente al secondo dopoguerra. Il cemento armato, ha spiegato Ferrante, è un materiale composito che dopo 60–70 anni richiede controlli costanti: l’ossidazione delle armature può provocare il distacco del calcestruzzo e compromettere la stabilità.

Un punto centrale riguarda la natura privata di molti di questi manufatti. Anche nel caso di Via Caffaro, l’area interessata è di proprietà privata. Dopo le verifiche di sicurezza effettuate per escludere vittime, la rimozione dei detriti e gli interventi strutturali spettano ai proprietari.

«L’amministrazione pubblica non può sostituirsi al privato – ha chiarito l’assessore – se non in presenza di un pericolo immediato per la pubblica incolumità e in caso di inerzia».

Nel caso di Via Napoli, dove alcuni residenti sostengono di aver segnalato criticità da anni, le segnalazioni erano state fatte all’interno del supercondominio, che aveva avviato verifiche tecniche ma non era riuscito a deliberare gli interventi. «Il Comune applica le norme, non le fa», ha ribadito Ferrante, sottolineando la necessità di strumenti legislativi più incisivi.

Per affrontare il problema in modo strutturale, l’assessore auspica una legge nazionale (e regionale) che preveda agevolazioni fiscali per i privati chiamati a effettuare manutenzioni in territori particolarmente fragili come Genova, la Calabria e la Sicilia.

Secondo Ferrante, le risorse pubbliche sono limitate: anche i fondi del PNRR sono prestiti europei e non risorse strutturali. «Senza incentivi e senza un obbligo normativo più chiaro, queste situazioni rischiano di ripetersi».

Nel frattempo, il Comune ha avviato un censimento delle situazioni a rischio su tutto il territorio cittadino, distinguendo tra competenze pubbliche e private. Dopo le frane di settembre e novembre, che avevano già provocato numerosi crolli di muri privati, sono state emesse per la prima volta sanzioni nei confronti dei proprietari che non avevano rimosso i detriti o messo in sicurezza le aree.

«La sanzione – ha concluso l’assessore – è uno strumento per segnalare il problema e attivare, se necessario, un percorso giudiziario».

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