Scolmatore del Bisagno, altra frenata. Sottovalutata la quantità di argilla

di Redazione

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Scolmatore del Bisagno, altra frenata. Sottovalutata la quantità di argilla

Nuovi ostacoli rallentano il cantiere dello scolmatore del Bisagno, mettendo in difficoltà la talpa meccanica arrivata dalla Cina per velocizzare lo scavo della galleria destinata a ridurre il rischio di alluvioni del torrente.

A creare problemi è soprattutto la composizione del terreno: a oltre 100 metri di profondità, infatti, il macchinario sta incontrando una quantità imprevista di materiale argilloso, privo di roccia e molto più esteso rispetto a quanto indicato dalle indagini preliminari. Come spiega l’assessore regionale alla Difesa del suolo, Giacomo Giampedrone, questa condizione non era stata prevista in modo così diffuso e continuo.

L’argilla, infatti, tende ad aderire alla parte posteriore della talpa, causando accumuli che obbligano a frequenti interruzioni per la manutenzione e pulizia. Il risultato è un avanzamento irregolare: dopo due o tre giorni di lavoro, il macchinario deve fermarsi per 24-36 ore. Nell’ultimo mese, la media di progresso si è attestata sui 5-6 metri al giorno, considerando sia le fasi operative sia quelle di stop.

Dall’avvio degli scavi, iniziati lo scorso novembre, sono stati realizzati circa 450 metri di galleria sui 6,5 chilometri previsti. Prima della ripresa delle attività, circa quaranta giorni fa, la talpa era rimasta ferma per oltre due mesi per l’installazione del nastro trasportatore dei detriti, un intervento però già programmato.

Ora le principali preoccupazioni riguardano le prossime mosse. Per il 6 maggio è stato convocato un tavolo tecnico con le imprese coinvolte per valutare diverse opzioni. Tra queste, la possibilità di sostituire le lame di scavo con altre più adatte ai terreni argillosi. Tuttavia, questa scelta comporta un rischio: potrebbero risultare inefficaci nel caso si torni a incontrare la roccia. Inoltre, il cambio richiederebbe circa tre mesi tra approvvigionamento e montaggio.

Un’altra soluzione allo studio è l’impiego di additivi chimici per rendere il materiale meno viscoso e facilitare lo scavo. Anche in questo caso, però, sarebbero necessarie autorizzazioni ambientali, con inevitabili rallentamenti. Si valuta inoltre la possibilità di eseguire nuovi carotaggi per analizzare meglio la struttura del terreno prima di decisioni definitive.

Oltre ai tempi, resta aperta la questione dei costi aggiuntivi, che con ogni probabilità aumenteranno. Parallelamente, però, le altre attività del cantiere — sia a monte sia alla foce — stanno procedendo come previsto, anche grazie all’immissione di 10 milioni di euro di liquidità avvenuta a metà marzo.

In sintesi, mentre il progetto continua su più fronti, le difficoltà legate alla talpa rappresentano oggi il principale nodo da sciogliere per il futuro dello scolmatore.

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