Donna di 59 anni trovata morta in casa a Sanremo, fermato il figlio: è accusato di omicidio
di Luca Pandimiglio
La vittima si chiamava Lorella Capano ed era residente a Milano
Si chiamava Lorella Capano, la donna di circa 59 anni trovata morta nella serata di ieri all'interno della propria abitazione a Sanremo. Secondo le prime informazioni emerse dalle indagini, gli investigatori ritengono che possa trattarsi di un omicidio. La famiglia, originaria di Milano, si trovava a Sanremo per un periodo di vacanza.
Il figlio della vittima, Filippo Oldani, 21 anni, è stato sottoposto a fermo dai carabinieri come indiziato di delitto: la decisione è stata assunta al termine del lungo interrogatorio del ragazzo. E' accusato di omicidio.
Le indagini partite dopo il ritrovamento
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato immediatamente gli accertamenti sotto il coordinamento della Procura di Imperia. Gli investigatori stanno ricostruendo quanto accaduto nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo per chiarire la dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabilità.
Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti vi è anche la posizione del figlio della vittima, che avrebbe riferito agli investigatori di essere uscito di casa intorno alle 19.15 per andare a mangiare una pizza.
Al momento gli accertamenti sono ancora in corso e non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle circostanze della morte né sul possibile movente.
L'abitazione è stata posta sotto sequestro per consentire i rilievi tecnico-scientifici, mentre gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e analizzando ogni elemento utile all'inchiesta.
Nelle prossime ore potrebbero emergere nuovi particolari dall'attività investigativa coordinata dalla Procura di Imperia. Fino a eventuali provvedimenti dell'autorità giudiziaria, la posizione della persona coinvolta resta al vaglio degli inquirenti.
Ecco la comunicazione ufficiale della Procura:
Nella notte del 7 luglio 2026, una donna di 58 anni, residente nel milanese e in vacanza nella sua abitazione di famiglia a Sanremo, è stata trovata senza vita. Quello che in un primo momento si presentava come un disperato intervento di soccorso si è infatti rapidamente trasformato nello scenario di un efferato delitto, culminato in meno di 24h con il fermo del figlio ventenne eseguito dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Sanremo e dai militari del Nucleo Investigativo di Imperia.
Nel dettaglio, durante la notte al numero unico di emergenza 112 è giunta la telefonata di un ragazzo di 20 anni, incensurato, che raccontava di essere rientrato dopo una cena fuori e di non riuscire a contattare la madre convivente, con la quale era d’accordo per farsi aprire la porta di casa al suo rientro. Dopo aver tentato di suonare ripetutamente il citofono e non ottenendo risposta alle sue chiamate, il ragazzo ha chiesto l'aiuto dei soccorritori. Sul posto accorrevano i Vigili del Fuoco e il personale sanitario del 118 che, una volta all'interno dell'appartamento, si sono trovati di fronte a una scena tragica: il corpo della donna giaceva ormai privo di vita.
L'intervento tempestivo dei militari della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Sanremo e del Nucleo Investigativo di Imperia ha immediatamente cambiato la prospettiva degli eventi. Fin dal primo sopralluogo, la scena si è rivelata in tutta la sua drammaticità: sul collo, sul viso e sulle braccia della donna vi erano segni evidenti, compatibili con una violenta colluttazione. Tale ricostruzione veniva altresì confermata poco dopo dall'ispezione del medico legale, che eseguirà comunque l'esame autoptico come già disposto dal Pubblico Ministero, anche lui giunto sul luogo.
Dai primi accertamenti, numerose evidenze emerse indicavano la verosimile responsabilità del giovane, le cui dichiarazioni sono apparse costellate di contraddizioni e dal mancato riscontro con alcuni dati di fatto raccolti dagli investigatori in sede di sopralluogo, tra i quali: le risultanze delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona; le dichiarazioni di un testimone che avrebbe udito un’accesa lite tra madre e figlio nel corso della serata nonché la presenza sul corpo dell’indagato di graffi e altri segni verosimilmente compatibili con uno scontro fisico.
Risulta doveroso rappresentare che per l’indagato vige la presunzione di non colpevolezza fino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva di condanna.
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