Sampdoria, Balleri a TN: "In pochi giorni è cambiato tutto, risultati, spirito e approccio alla partita"
di Claudio Baffico
David Balleri, ex difensore di Padova e Sampdoria, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Telenord. Terzino destro di grande affidabilità, ha vissuto prima l’esperienza in Veneto nella stagione 1994 - 95 per poi trasferirsi alla Sampdoria dove rimase fino al 1999, diventando un punto fermo della difesa e un distinguendosi come elemento di tempra e carattere.
A giudicare dalle ultime partite, la Sampdoria uscita dal mercato è una squadra completamente trasformata. Te l'aspettavi?
“Mi sembra che in pochi giorni sia cambiato tutto, e non mi riferisco solo ai risultati, che sono comunque fondamentali. Parlo dello spirito, dell'approccio alla partita, della voglia di imporre il gioco e di lottare su ogni pallone. Tutti aspetti che fino a due mesi fa vedevo poco. Contro il Palermo ero allo stadio e sono rimasto favorevolmente impressionato. Sicuramente ad inizio stagione c'era meno qualità in organico, e alcuni giocatori peccavano d'inesperienza, ma quello che maggiormente mi colpisce positivamente è che adesso la Sampdoria non solo ha identità, ma ha anche consapevolezza dei propri mezzi".
Eppure nel calcio è importante anche l'amalgama, mentre la Samp la fase di adattamento e di inserimento dei nuovi giocatori è praticamente riuscita a superarla immediatamente...
“L'adattamento è stato sopperito dal coraggio. Chi è arrivato ha dimostrato da subito una volglia di lottare e di fare la partita che ha consentito di andare oltre la conoscenza. E poi parliamo quasi interamente di giocatori italiani, che non ci mettono così tanto ad adattarsi a una nuova realtà. E se ci si riesce a comprendere, è anche più facile creare in breve tempo un gruppo e uno spogliatoio unito".
Adesso il calendario presenta un incontro con un'altra tua vecchia conoscenza come il Padova. Che cosa può dire sul futuro della Sampdoria?
“È una partita chiave. Magari il divario tecnico c’è, ma nel calcio le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Se vinci puoi ritrovarti fuori dalla zona pericolo e guardare anche alle squadre che ti precedono. Non è il momento di fare voli pindarici, bisogna tenere in testa l'obiettivo primario, ovvero la salvezza, ma uno sguardo al distacco dai play off continuo a rivolgerlo".
Che ricordi ha del Padova?
“Un ricordo bellissimo. Negli anni ’90 il Padova militava in Serie A e mi ha dato la possibilità di mettermi in mostra su un palcoscenico così prestigioso. È stata una tappa fondamentale della mia crescita, non ho mai avuto pressioni e ho potuto esprimere il mio potenziale. Resto molto grato a questa piazza”.
E l’esperienza alla Sampdoria?
“Beh, mi porto dietro ricordi indelebili e momenti intensi. Difficile riassumerli rapidamente. Innanzitutto avevo molti top player come compagni di squadra, e questo è un altro aspetto che ti aiuta a crescere e maturare, senza dimenticare la spinta e l'affetto dei tifosi. Se devo citare due momenti direi senza dubbio il mio gol a Torino nel 3-3 contro la Juventus, e il debutto al "Ferraris" contro la Roma. Quella blucerchiata è una piazza esigente, che regala tanto a livello di emozioni, e io ho sempre cercato di onorarla dando il massimo”.
Una volta terminata la tua carriera, sei ripartito dal basso allenando leve giovanili, in particolare alla Praese, e ora ricoprendo il ruolo di allenatore in seconda al Celle Varazze, in serie D. Un segno di grande umiltà. Quanto è cambiato il calcio rispetto ai suoi tempi?
“È cambiato tutto. I ragazzi oggi sono più forti fisicamente e tecnicamente, ti seguono, apprendono in fretta. Però secondo me si lavora meno sulla fase difensiva rispetto a una volta. Ai miei tempi quella era la base di tutto, mentre adesso viene considerata quasi secondaria. Se si pensa a quello che insegnavano a noi, è difficile calarsi nel calcio di oggi, ma io mi accosto a queste esperienze con lo spirito di sempre: provare a fare il massimo e mettere al servizio dei più giovani il mio bagaglio di esperienza”.
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