Genoa, Bortolazzi a TN: "De Rossi uomo vero e leale, persone come lui fanno bene al mondo del calcio"
di Claudio Baffico
Il suo nome si lega agli anni più belli del Genoa del dopoguerra. Mario Bortolazzi ha tenuto in mano il centrocampo rossoblù, contribuendo alle cavalcate in Italia e in Europa dei primi anni '90, e distinguendosi come uno dei migliori specialisti sui calci piazzati. Passa il tempo, ma non l'affetto per una piazza che lo ha accolto e continua a stringerlo a sè come uno dei giocatori simbolo. Telenord lo ha raggiunto, per conoscere la sua opinione sul momento della squadra, e per condividere un viaggio tra sentimenti e ricordi.
Questa settimana hai avuto l'opportunità di tornare al "Signorini" di Pegli, che sensazioni hai provato?
"E' sempre una grande emozione tornare dove sei stato bene. In quel campo ho vissuto momenti molto belli che conservo gelosamente nel cuore. La struttura è cambiata rispetto a quando mi allenavo io, adesso i campi sono due ed è stata creata una palestra molto attrezzata. Erano tanti anni che non vi facevo ritorno, ed è stato un tuffo nel passato molto piacevole".
Come hai trovato la squadra?
"Ho semplicemente assistito all'allenamento, non mi sono fermato a parlare con i giocatori, quindi non posso esprimere nessun tipo di giudizio. Piuttosto ho avuto occasione di trascorrere qualche minuto con mister De Rossi".
Che impressione ti ha fatto?
"Ottima, ma lo conosco da tempo. Dal 2006 al 2008 l'ho allenato in nazionale quando il ct era Roberto Donadoni e io gli facevo da secondo. Daniele è un uomo vero, leale, pulito, è una persona che fa bene al mondo del calcio. E' sempre stata una persona di carattere e di personalità, e queste caratteristiche le mantiene ancora adesso. Si dice che in campo la differenza la facciano i calciatori, e probabilmente è anche vero, ma a mio avviso la differenza in un gruppo o in una squadra la fanno uomini col profilo di De Rossi".
Come è stata l'accoglienza che hai ricevuto al "Signorini" dal tuo ex giocatore?
"Emozionante, mi ha detto che questa è casa mia e che posso tornare ogni volta che voglio. Mi ha poi dedicato un abbraccio che si riserva a persone molto più importanti di me. E' stato davvero un piacere ritrovarlo, anche se la stima ci ha sempre unito. Non lo vedevo da diverso tempo, ci eravamo incrociati qualche volta da avversari, lui in campo e io in panchina, ma ripeto, sono quei rapporti franchi e intensi che resistono anche se ti perdi un po' di vista".
Una settimana tutt'altro che convenzionale visto che hai avuto anche l'oppoertunità di rivedere Claudio Branco...
"Lui non lo vedevo addirittura da trent'anni ed è stato un piacere enorme. Era già tornato a Genova sette anni fa, ma in quella circostanza ero io in un'altra città. Claudio è rimasto molto legato al Genoa e alla gente, lo ripete sempre ed è sincero. Ha sempre avuto un buon feeling con i tifosi, ma dopo quel gol nel derby, l'affetto nei suoi confronti è cresciuto a dismisura. Ricordo quando fecero le cartoline di Natale con la foto del suo gol su punizione, era quasi incredulo, e quello che gli ha trasmesso il Genoa e quei tre anni di emozioni lo conserva dentro di sè con lo stesso entusiasmo e lo stesso orgoglio di un tempo".
Dopo tanti ricordi, parliamo anche del presente. In vista della preparazione della trasferta di Cremona, quanto possono pesare psicologicamente gli errori arbitrali che nelle ultime due gare hanno penalizzato il Genoa?
"Niente, e rispondo in questo modo deciso perchè se vuoi avvicinarti allo scontro diretto di domenica curando i dettagli e non lasciando nulla al caso, devi dimenticare quanto accaduto contro Lazio e Napoli, anche perchè sono fattori che non puoi determinare e che non dipendono da te. Tornare a quanto accaduto vorrebbe dire togliere il focus dalla prossima gara e abbassare l'attenzione, e questo è un errore che sono certo che il Genoa non farà".
Che opinione hai del var e del suo potere di cambiare il gioco del calcio?
"Quando è stato introdotto ero combattuto, non sapevo se potesse rappresentare un'innovazione positiva oppure no, ero molto curioso. Adesso, a distanza di anni, mi sento di dire che molti errori li ha corretti, ma ha anche generato più confusione. Ogni domenica, infatti, si presentano episodi identici che vengono valutati in maniera differente. Ciò dimostra che qualcosa si debba ancora fare per garantire uniformità di giudizio e che sia necessario dare linee guida più precise ai tesserati e agli arbitri stessi".
Credi che l'obiettivo salvezza sia alla portata o bisognerà soffrire fino all'ultimo?
"Ho molta fiducia, perchè la squadra ha un'identità ben precisa, ha il carattere del suo allenatore e gioca meglio a calcio. I risultati sono fondamentali, ma a volte qualche partita può darti meno di quello che meriti in termini di punti. Se mantieni però costanti questi standard, i punti arrivano a premiarti, e il traguardo si fa sempre più vicino".
Ultima domanda. De Rossi potrà aprire un ciclo sulla panchina del Genoa?
"Non è il momento per affrontare questo argomento, adesso bisogna pensare a fare dei risultati e a raggiungere il prima possibile la salvezza. I cicli non si decidono a tavolino, spesso sono le condizioni che li creano. Se le ambizioni della società e quelle di Daniele dovessero collimare, e i risultati fossero lì a testimoniare che la strada intrapresa è quella giusta, sarei il primo ad essere felice a vedere per tanti anni De Rossi sulla panchina rossoblù".
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