La sindaca di Genova Silvia Salis è intervenuta con toni decisi durante il Consiglio comunale, affrontando le tensioni politiche e gli scontri che negli ultimi mesi hanno interessato il quartiere Foce. Nel suo intervento ha voluto chiarire la posizione dell’amministrazione sia sul piano dell’ordine pubblico sia su quello politico.
Il dibattito è nato da un articolo 55 presentato dai gruppi di Lega e Fratelli d’Italia, attraverso le iniziative che chiedevano chiarimenti sull’incontro avvenuto nei giorni scorsi tra la sindaca e una delegazione di Genova Antifascista. Salis ha spiegato che il confronto era stato organizzato con l’obiettivo di favorire il dialogo e abbassare il livello di tensione dopo gli scontri dello scorso novembre.
Sul tema della violenza, la sindaca ha ribadito una posizione netta: «Manifestare è un diritto, ma non ci sarà mai il diritto di usare la violenza». Ha ricordato inoltre la solidarietà espressa più volte alle forze dell’ordine e ai residenti della Foce che hanno subito danni durante le proteste.
Proprio l’incontro con la delegazione dei movimenti, ha spiegato, aveva lo scopo di riportare la situazione su un piano di confronto: «Situazioni di tensione che non si sono più verificate dall’incontro che oggi mi viene contestato".
Durante il faccia a faccia con gli attivisti, ha aggiunto, non sono mancati momenti di critica: "È stato un confronto franco, senza mezzi termini". La sindaca ha spiegato di aver espresso il proprio disappunto per le azioni che avevano portato agli scontri e per alcune comunicazioni successive che rischiavano di alimentare ulteriormente la tensione.
Nel suo intervento Salis ha sottolineato anche un principio più generale: «In questa vicenda c’è una parte del torto e una parte della ragione». Da una parte, ha ribadito, chi ricorre alla violenza «è dalla parte del torto, qualsiasi siano le sue istanze e il messaggio che porta in piazza».
Dall’altra parte, però, esiste anche un limite legato alle ideologie antidemocratiche. «Chi si richiama apertamente all’ideologia fascista non potrà mai essere dalla parte della ragione», ha dichiarato, ricordando la storia della città e il suo legame con la Resistenza.
Genova, ha sottolineato, è medaglia d’oro al valor militare per la lotta partigiana e porta ancora il segno delle violenze del nazifascismo. Per questo, ha aggiunto, la presenza di sedi riconducibili a movimenti neofascisti in luoghi simbolici della memoria cittadina viene percepita come una provocazione. "A Genova non può esserci spazio per un movimento dichiaratamente neofascista", ha affermato con decisione.
Uno dei passaggi più politici del discorso ha riguardato la distinzione tra destra democratica e fascismo. La sindaca ha invitato a non confondere i due piani: "Quello di destra è un pensiero politico democratico". Il fascismo, invece, "è stato condannato dalla storia, aberrato dall’umanità e dalla nostra Costituzione".
Infine Salis ha risposto anche alle critiche di alcuni residenti e comitati della Foce, che attraverso una lettera aperta avevano lamentato una mancanza di ascolto da parte dell’amministrazione. «Ho letto la lettera, ma non ho mai ricevuto una richiesta d’incontro», ha spiegato, ribadendo comunque la disponibilità al confronto.
La sindaca ha quindi concluso assicurando che il dialogo resta aperto, ma attraverso i canali istituzionali: «Ad istanza pervenuta, incontrerò i comitati come ho sempre fatto. Le richieste devono arrivare all’ufficio della Sindaca e non sulle pagine dei giornali». Con questo intervento l’amministrazione ha provato a chiudere una fase di polemiche, invitando tutte le parti a riportare il confronto nei canali istituzionali.

