Il Principe Pallavicino perde la causa per il parcheggio: a Genova la nobiltà arriva in ritardo

di R.C.

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Prima di adire il Tar, Pallavicino si era rivolto al costruttore per acquistare due posti auto, ma anche in quel caso aveva agito tardi: tutti i posti erano già venduti

Il Principe Pallavicino perde la causa per il parcheggio: a Genova la nobiltà arriva in ritardo

Dimenticate spade, duelli e dispute dinastiche. Nella Genova del XXI secolo le battaglie aristocratiche si combattono a colpi di ricorsi amministrativi. Peccato che, questa volta, il problema non sia stato tanto avere torto o ragione, quanto arrivare puntuali.

A rimetterci è Domenico Antonio Pallavicino, che si presenta come l’ultimo Principe di Genova e che aveva portato davanti al Tar della Liguria la sua opposizione al parcheggio interrato realizzato in piazza Portello (nella foto, i lavori di costruzione), a due passi dalla sua storica dimora di piazza Fontane Marose.

Il progetto, ormai completato, prevede 29 posti auto sotterranei realizzati dalla Progetti e Costruzioni spa, società del gruppo Viziano, con una concessione comunale della durata di 90 anni. Un intervento che aveva già fatto discutere parecchio, soprattutto per l’elemento emerso in superficie: il piccolo volume in cemento destinato a ospitare l’uscita dell’ascensore.

A trasformarlo in un caso nazionale aveva contribuito anche Vittorio Sgarbi, che nei primi mesi del 2023 aveva definito il manufatto un «gabbiotto immondo». Dopo le polemiche, la soluzione adottata era stata decisamente più diplomatica: ricoprire il cubo di specchi, così da mimetizzarlo con l’ambiente circostante e ridurre l'impatto visivo in una zona del centro storico a pochi passi dai Rolli e da via Garibaldi.

La vera doccia fredda per Pallavicino, però, è arrivata dal Tar. E non riguarda direttamente la qualità architettonica dell’opera. Il problema? Il calendario.

I giudici amministrativi hanno infatti dichiarato il ricorso irricevibile perché presentato troppo tardi. Le contestazioni del Principe, insomma, non sono nemmeno arrivate alla fase in cui il tribunale avrebbe dovuto stabilire se fossero fondate.

Secondo la sentenza, i provvedimenti comunali contestati erano già conoscibili nell’agosto 2021, quando erano stati pubblicati all’albo pretorio di Palazzo Tursi. Il ricorso, invece, è stato depositato soltanto nel luglio 2023.

Un dettaglio non proprio secondario, considerando i termini fissati dalla legge per impugnare gli atti amministrativi.

Nel frattempo, i lavori erano già cominciati nel gennaio 2022.

Prima la richiesta di acquisto, poi il ricorso -  La vicenda ha anche un retroscena piuttosto curioso. Prima di contestare formalmente l’operazione, Pallavicino si era rivolto alla società incaricata dei lavori per chiedere l’acquisto di due posti auto.

La risposta era stata negativa, ma non per motivi legati al suo status nobiliare: semplicemente, secondo quanto ricostruito nella sentenza, i posti disponibili erano già stati prenotati.

Una circostanza che, evidentemente, non ha chiuso la partita. Pallavicino ha quindi chiesto al Comune di poter consultare gli atti relativi all’operazione e, successivamente, ha deciso di rivolgersi al Tar.

Nel mirino sono finiti diversi aspetti del progetto: dall’ampliamento dell’ex sottopassaggio di piazza Portello alla trasformazione dell’area in parcheggio interrato, passando per l’accordo con cui il Comune aveva concesso alla società la possibilità di utilizzare altri immobili del gruppo in cambio di una parte dell’offerta economica.

Tra le contestazioni c’era anche quella relativa alle distanze dell’autorimessa dagli edifici circostanti.

Tutte questioni che, però, resteranno senza risposta giudiziaria. Il Tar non ha dovuto stabilire se le obiezioni fossero fondate: il ricorso era arrivato fuori tempo massimo.

Ora resta il Consiglio di Stato - La partita potrebbe comunque non essere definitivamente chiusa. Pallavicino può infatti valutare un eventuale appello davanti al Consiglio di Stato.

Dovrà però fare attenzione al calendario.

Perché se un tempo ai Principi bastavano un esercito e qualche suddito per difendere i propri interessi, oggi serve soprattutto una cosa molto meno nobile: rispettare le scadenze.

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