Premio Di Marzio 2026, quante stelle a Portofino. Ranieri: "Gianni mio maestro". Maresca: "Onore nel nome di un grande uomo"
di r.s.
Kermesse nel 'Teatrino' strehleriano. Percassi: "Atalanta come una famiglia". Cenni: "A Telenord devo tutto". Pandev: "Gioia che porto nel cuore"
Grande successo per la 3a edizione del Premio Gianni Di Marzio - Telenord, come sempre organizzato dalla nostra emittente a Portofino e tenutosi quest'anno nello storico 'Teatrino' inaugurato 38 anni fa da Giorgio Strehler.
Massimiliano Monti, editore di Telenord: "Sono contento, questo premio è nato da una conoscenza di quando ero giovane. Gianni è stato tra i nostri primi opinionisti ed era molto conosciuto nella città e nella regione, sono contento di essere qui e ringrazio gli ospiti di aver accettato il nostro invito e sono contento che il Comune di Portofino ci ospiti e ci sostenga, come gli sponsor che ci aiutano in questo grande viaggio. Vogliamo far diventare il Premio un appuntamento fisso qui a Portofino".
Tucci Di Marzio, moglie di Gianni, ha detto: "Sono emozionata come la prima edizione, è un onore e un privilegio essere qua grazie a Massimiliano Monti e Maurizio Michieli, che si sono impegnati molto per questa manifestazione. Gianni era vulcanico, la sua seconda passione era il giornalismo, era un grande comunicatore".
Goran Pandev, premiato dal vicesindaco Giorgio D'Alia, ha detto: "Fa un effetto bellissimo questo premio, rappresentare il mio Paese in Nazionale per me era tutto. Sono rimasto a vivere qui a Genova, sono cittadino italiano e i miei bambini sono nati qui. A fare il commentatore mi diverto. La crisi del calcio italiano? Mi spiace molto che la Nazionale azzurra sia nei guai, non vedere l'Italia al terzo Mondiale consecutivo mi fa male. Sicuramente si deve dare molta più fiducia ai giovani italiani, alcuni dei quali vanno all'estero. De Rossi al Genoa? Mi aspettavo che facesse bene, lo conosco e la piazza di Genova era ideale per lui, inoltre la squadra non è da lotta per la retrocessione, con giocatori come Messias, Malinovskiy e Vitinha. I tifosi meritano l'Europa, ogni domenica riempiono lo stadio. Gli allenatori che ho avuto? Ho cercato di fare sempre bene, nella mia cultura è sempre venuto prima il lavoro. Ho vinto tanto, ma non dimentico da dove sono arrivato. Mazzarri ha detto che ero il più forte mai avuto? Mi faceva giocare poco, ma avevo davanti Cavani e Lavezzi... Ho sempre giocato con grandi campioni e dovevo sempre farmi trovare pronto".
Matteo Migani, ad di General Manager McArthurGlen Serravalle Designer Outlet, tra gli sponsor dell'evento, ha detto: "Crediamo fortemente nel valore che si genera quando le persone e le storie si incontrano. In una sede eccezionale come Portofino e con ospiti importanti, si genera sicuramente valore. Il nostro Outlet, con 140 negozi, si differenzia dagli altri per i numerosi marchi di lusso e quindi questa 'trasferta' nel Borgo ha un particolare significato".
Beppe Dossena, premiato dalla signora Tucci Di Marzio, ha detto: "Per riportare l'Italia ai Mondiali ci vuole una rivoluzione culturale, un commissario con i pieni poteri. Servono appunto i pieni poteri per cambiare davvero, altrimenti fra quattro anni i Mondiali li rivedremo ancora sul divano. Dal 2010 abbiamo collezionato fallimenti, il calcio italiano è uno show room, un posto di passaggio. I giovani ci sono ma nel calcio questo non è un Paese per giovani. Bisogna essere molto sinceri e molto reali, nel nostro calcio attualmente privo di prospettive la comunicazione è importante. La Sampdoria è difficile da comprendere perché gli errori che vengono fatti è difficile accettare che vengano fatti volontariamente. L'impressione è che il prossimo anno vivremo ancora difficoltà come quelle recenti. La protesta dei tifosi a Bogliasco è servita, da quel giorno la squadra ha cambiato passo. Il 'Penombra' che ho citato a Telenord? Lo dirò all'inizio della prossima stagione, se sarà ancora qui. Le società non sono dei tifosi, ma chi le controlla deve rispetto ai tifosi che pagano il biglietto. Guardate i filmati di prima e dopo la partita successiva alla protesta dei tifosi: lì c'è il 'Penombra'. Io l'unico numero 10 campione del mondo mai sceso in campo? Un record di cui sinceramente avrei fatto volentieri a meno... Gli allenatori devono essere aiutati dalle società, come accade all'Atalanta, altrimenti da soli possono poco".
Luca Percassi, ad dell'Atalanta, premiato dal founder di NTS Davide Rossi, ha detto: "Conosco Portofino, ci ho passato qualche momento, è un borgo che rappresenta la bellezza italiana. Io e mio papà Antonio siamo nati a Bergamo e siamo custodi di questa società come se fosse un figlio, viviamo nella speranza di fare le cose fatte bene. Io sono diventato ad dell'Atalanta a 29 anni, con la responsabilità di garantire a tifoseria e città che darò tutto me stesso per la società. Faremo tutto perché l'Atalanta cresca ancora, in rappresentanza di una città laboriosa e silenziosa. Vogliamo potenziare il centro sportivo, ampliare lo stadio e costruire una squadra ambiziosa e competitiva. Scudetto? Ne abbiamo vinti tanti in questi anni, come in Europa. Abbiamo preso l'Atalanta che era in B, ci eravamo dati l'obiettivo di stare 10 anni in A senza retrocedere e siamo andati ben oltre, ma non ci sentiamo arrivati. Ho il dispiacere di non vedere l'Italia al Mondiale, ma è anche responsabilità della Fifa e del suo meccanismo territoriale di qualificazione. Le seconde squadre, presenti in Spagna, sono il meccanismo per la crescita graduale. L'Italia a livello governativo ha sempre fatto poco per il calcio, ignorandoci: dobbiamo tutelare le proprietà, visto che quelle italiane sono sempre meno. Ma il governo, qualsiasi governo, deve fare qualcosa per un mondo caro a 35-40 milioni di appassionati. Vedo in Europa città bruttissime con stadi splendidi, in Italia le città sono bellissime e gli stadi sono dei... cessi. Per le Olimpiadi lo Stato ha messo 4 miliardi e il ritorno c'è stato. Nel vecchio Comunale di Bergamo avevamo preso una grossa multa per lancio di fumogeni, abbiamo tolto le reti e le multe si sono azzerate. Molti allenatori parlano e parlano ma non firmano i bilanci, non sanno cosa voglia dire redigere e firmare un bilancio I miei genitori mi hanno insegnato rispetto ed educazione e a parlare una volta di meno piuttosto che una volta di più".
Enzo Maresca, allenatore del Chelsea vincitore della Conference e del Mondiale Fifa per club, premiato da Claudio Ranieri, ha detto: "Al mister Ranieri devo molto. È stato un punto di riferimento importante per me, sia sul piano tecnico sia su quello umano. Mi ha insegnato a lavorare con umiltà, a credere nel gruppo e a non smettere mai di migliorarmi. Dopo otto anni in Inghilterra, è normale che possa pensare all’Italia: il richiamo di casa si fa sentire, anche se ho imparato tanto da un ambiente calcistico diverso. Vedremo cosa succederà, perché nel calcio tutto è in continuo movimento e dipende da tanti fattori. L’esclusione dell’Italia dai Mondiali fa male, profondamente. Non è solo una sconfitta sportiva, ma anche il segnale di un sistema che ha bisogno di riflettere su se stesso. Serve uno scarto culturale, una crescita che vada oltre il campo, e che purtroppo ancora oggi tarda ad arrivare. Il calcio italiano deve ritrovare identità, organizzazione e mentalità moderna. In questo senso, l’esperienza inglese mi ha aperto gli occhi: lì il calcio è più avanti sotto molti aspetti. Parlo dell’impiantistica, che è all’avanguardia; della dinamica del gioco, più intensa e veloce; ma soprattutto della cultura del lavoro, dove ogni dettaglio conta e si lavora con rispetto e professionalità a tutti i livelli, dai giocatori ai dirigenti. È una differenza che si avverte ogni giorno e che può essere un modello per ripartire anche in Italia".
Giorgia Cenni, anchorwoman di Sky Sport nata e cresciuta professionalmente a Telenord, ha detto: "Essere moglie e madre non è mai stato, per me, un ostacolo al lavoro. Al contrario, credo sia stata un’esperienza che mi ha aiutato a comprendere con maggiore lucidità cosa abbia davvero valore nella vita e nella professione, distinguendo ciò che conta veramente da ciò che invece è soltanto rumore di fondo. La famiglia mi ha insegnato il senso delle priorità, dell’equilibrio e anche della responsabilità: qualità che porto ogni giorno nel mio modo di lavorare. Nel mio percorso professionale devo molto alle persone che hanno creduto in me fin dagli inizi, quando tutto era ancora da costruire. Un ringraziamento speciale va a Massimiliano Monti, editore di Telenord, che mi ha dato fiducia agli esordi permettendomi di crescere e mettermi alla prova in un ambiente stimolante e competitivo. Così come non posso dimenticare Maurizio Michieli, il mio primo direttore: una persona estremamente esigente, severa quando necessario, ma fondamentale nella mia formazione professionale. È grazie a lui se ho imparato che il giornalismo richiede determinazione, curiosità e soprattutto la capacità di cercare sempre la notizia, a ogni costo, senza fermarsi alle apparenze. Ricordo con affetto anche Enrico Nicolini e Claudio Onofri che, durante le pause del mio primo telegiornale, mi regalavano consigli preziosi e suggerimenti sinceri. Io una brava imitatrice? Questo lo lascio giudicare agli altri, ma posso anticipare che il prossimo anno mi piacerebbe preparare un vero e proprio set di imitazioni".
Lorenzo Sommariva, argento olimpico nello snowboard, è stato premiato dalla direttrice di Villa Serena (Gvm Care & Research) Laura Zarattin: "Sono venuto in montagna da piccolissimo e ci sono rimasto. Lo snowboard è stata una casualità: da piccolo ho sciato una volta sola, poi sono passato allo snowboard ed è stata una folgorazione. Da lì ho preso questa strada per gioco, a diciott'anni ho fatto l'iter per diventare maestro e un istruttore mi dice 'Hai talento, prova'. Dopo un anno di corso, ci ho provato. Mi chiamano 'Lo slittone' per il mio modo di scendere. L'idea di aver portato l'Italia in alto mi ha dato una grande emozione. CHe cosa mi manca della Liguria? La focaccia e le trofie al pesto, quando torno a casa dalla Val d'Aosta congelo tutto per fare le scorte".
La famiglia di Matteo Franzoso, sciatore genovese mancato in allenamento, si è presentata al completo. Insieme con la madre Olga, il fratello Michele è salito sul palco: "Matteo era un fratello grandioso, la persona più generosa che abbia mai conosciuto. Ero il suo più grande fan, era emozionante vederlo scendere. Tra noi c'erano venti mesi di differenza. Il legame con la neve nasce forse dalle origini russe di mia mamma. Fin da piccoli siamo andati al Sestrière. L'amore per il Genoa ci è stato invece trasmesso da papà Marcello che è genovese: mio fratello sognava di fare il giro del campo al Ferraris dopo una vittoria". E il Genoa CFC ha omaggiato i Franzoso della maglia personalizzata rossoblù numero 10.
Gran finale con Claudio Ranieri, allenatore plurivincitore in Italia e in Europa. "Il calcio è un ambiente positivo a condizione che ci sia rispetto. Una volta avevo un giocatore arrivato per due volte in ritardo, in una tournee in Asia, lo rimandai a casa. La vittoria col Leicester? Arrivò per una serie di fattori. Il presidente mi chiese la salvezza, visto che eravamo considerati la squadra yo-yo, che faceva su e giù dalla Premier. La prima volta che vincemmo senza prendere gol offrii la pizza alla squadra, si era creato un ambiente meraviglioso. Raggiunti i 40 punti, mi dissi: proviamo ad andare in Europa, poi in Champions, infine dissi 'Ora o mai più'. E così è stato, vincemmo la Premier. Di Marzio è stato un mio maestro, sono stato un suo giocatore, a Catanzaro e a Catania lui diceva sempre: 'Dovete tenere sul comodino la mia fotografia'. Il gruppo del Leicester era come quello di Catanzaro, per questo paragonavo Vardy a Palanca. Ho avuto Luca Percassi come giocatore, ma lui ha capito subito che sarebbe stato meglio come dirigente. Dai giocatori accetto gli errori, ma devono aver dato il massimo di quello che hanno. Ho perso diverse finali e ho vinto qualche cosa, succede". Il vecchio amico Enrico Nicolini ha ricordato i cinquant'anni di amicizia nati nel 1976 a Catanzaro e la dedizione di Ranieri al gruppo storico giallorosso, spesso ospitato in vacanza. "Non ritornerei a Valencia dopo aver lasciato il Chelsea quando mi cercava il Tottenham, che cosa farei? Vedremo".
Nel finale il saluto conclusivo di Simona Ferro, vicepresidente della Regione Liguria: "Una serata carica di emozioni, nel segno di una grande persona che ha lasciato una meravigliosa famiglia. Questo premio è un modo di evidenziare persone che hanno fatto molto per lo sport a vantaggio delle giovani generazioni che sappiano trarne esempio".
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