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Porto di Genova, fumata nera in prefettura: confermato (al momento) lo sciopero di venerdì

di Alessandro Bacci

Giovedì sindacati e Autorità Portuale avranno l'ultimo faccia a faccia per il tentativo di mediazione a palazzo San Giorgio

A scatenare la bufera era stata la lettera, inviata dai terminialisti genovesi, al presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del mar ligure occidentale Paolo Emilio Signorini. "Rivogliamo indietro gli 8 milioni di euro versati finora a titolo di adeguamento tariffario dal 2013 al 2019" hanno sostanzialmente richiesto i terminalisti, dopo che Palazzo San Giorgio si era speso per trovare la quadra nell'intricata vertenza con la Compagnia Unica, il cui bilancio versa in condizioni di profondo rosso.

La risposta dei lavoratori del porto è stata lo sciopero, proclamato per il prossimo 5 marzo. Le parti hanno cercato di trattare, seduti a un tavolo di confronto in prefettura a Genova questa mattina. Tra i presenti il prefetto Carmen Perrotta, l'Autorità Portuale, ma anche il sindaco Marco Bucci, i rappresentanti di Regione Liguria e, soprattutto, gli attori di questo duro scontro: Confindustria Terminal Operator, i sindacati e il console della Culmv Antonio Benvenuti.

L'obiettivo era quello di arrivare ad un accordo che soddisfi le esigenze di tutti, scongiurando in extremis lo sciopero. Al tavolo, però, nessuno ha fatto un passo indietro ed è così arrivata la fumata nera. Lo sciopero di venerdì 5 marzo resta al momento confermato. Domani alle 10 ultimo tentativo di mediazione: è stato convocato un tavolo tra sindacati e Autorità Portuale a palazzo San Giorgio.