Pannelli solari bifacciali: come funzionano e perché possono produrre fino al 30% di energia in più
di R.C.
Catturano la luce sia dalla parte anteriore sia da quella posteriore e sfruttano anche la radiazione riflessa dal terreno
I pannelli fotovoltaici bifacciali sono progettati per produrre energia su entrambi i lati. A differenza dei moduli tradizionali, che sfruttano soltanto la luce sulla superficie frontale, questi pannelli raccolgono anche la radiazione che raggiunge il retro, compresa quella riflessa dal terreno o dal tetto.
In condizioni favorevoli, la produzione può aumentare fino al 30% rispetto a un pannello monofacciale. Non è però un valore garantito: il rendimento aggiuntivo dipende soprattutto dall'albedo, cioè dalla quantità di luce riflessa dalla superficie sottostante, oltre che dall'altezza e dall'orientamento del pannello.
Una superficie chiara riflette più luce di una scura: un prato ha un'albedo intorno al 25%, mentre una superficie bianca può superare il 70%. Anche sollevare i pannelli da terra può aumentare la quantità di radiazione che raggiunge il lato posteriore.
La tecnologia non è nuova: le prime proposte risalgono agli anni Sessanta e le prime applicazioni pratiche arrivarono negli anni Settanta, anche nel settore spaziale. Oggi i moduli bifacciali, soprattutto quelli in silicio cristallino, rappresentano una soluzione per aumentare la produzione elettrica senza necessariamente aumentare la superficie occupata dall'impianto.
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