Nucleare, torna in aula al Senato la legge delega

di R.C.

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La partita, tuttavia, è tutt’altro che semplice. Sul tavolo si intrecciano provvedimenti legislativi ancora da attuare e tempi autorizzativi assai stretti

Nucleare, torna in aula al Senato la legge delega

Mercoledì torna in aula al Senato la legge delega sul nucleare e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, in un’ampia intervista a Repubblica, spinge sull’acceleratore. Sullo sfondo ci sono il riaccendersi delle tensioni internazionali, l’instabilità dei mercati e il rischio di nuove fiammate dei prezzi dell’energia, ma anche il pressing che arriva da più fronti, dalla politica al mondo dell’industria, perché il Paese definisca finalmente una strategia energetica di lungo periodo.

La partita, tuttavia, è tutt’altro che semplice. Sul tavolo si intrecciano provvedimenti legislativi ancora da attuare, tempi autorizzativi che continuano a rappresentare un ostacolo, resistenze sul territorio e un confronto non sempre agevole con Bruxelles su alcuni dei principali capitoli della politica energetica. Il nodo è quello di riuscire a tenere insieme una forte accelerazione sulle rinnovabili e il ritorno del nucleare, senza che una scelta finisca per rallentare l’altra.

Sul fronte delle rinnovabili, i numeri dei progetti che attendono di essere sbloccati testimoniano la dimensione del problema. Elettricità Futura chiede di intervenire sui circa 4mila progetti fermi, in gran parte, secondo l’associazione, per difficoltà e ritardi burocratici a livello degli enti locali. Un rallentamento che rischia di pesare sugli obiettivi di decarbonizzazione e, più in generale, sulla possibilità di aumentare rapidamente la produzione nazionale di energia a costi competitivi.

Il tema non riguarda quindi soltanto la quantità di nuovi impianti da realizzare, ma soprattutto la velocità con cui le autorizzazioni possono essere concesse, la capacità delle amministrazioni di gestire le pratiche e la necessità di superare i conflitti che spesso accompagnano la localizzazione degli impianti. La semplificazione delle procedure diventa così uno dei passaggi decisivi per trasformare gli obiettivi sulla carta in investimenti effettivamente realizzati.

Accanto alle rinnovabili, il governo punta dunque a riaprire la prospettiva del nucleare. La legge delega attesa in Senato rappresenta uno dei passaggi legislativi centrali per definire il quadro normativo necessario a un eventuale ritorno dell’atomo nel mix energetico italiano. Una scelta che richiederà tempi lunghi, investimenti rilevanti e un confronto sia sul piano tecnologico sia su quello della sicurezza e dell’accettabilità degli impianti.

La strategia energetica si trova così davanti a un doppio obiettivo: accelerare ciò che può produrre nuova capacità nel breve e medio periodo e, contemporaneamente, costruire le condizioni per tecnologie che potrebbero avere un impatto soprattutto nel medio-lungo termine. In questo scenario, la diversificazione delle fonti viene indicata come uno degli strumenti per ridurre l’esposizione dell’Italia alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle crisi geopolitiche.

Resta però il tema delle risorse e delle regole europee. Qualsiasi accelerazione degli investimenti dovrà confrontarsi con i vincoli di bilancio e con le indicazioni della Commissione europea sull’utilizzo degli strumenti finanziari disponibili. I margini di intervento dovranno quindi essere valutati con attenzione, cercando di concentrare le risorse sulle misure capaci di produrre effetti strutturali sulla competitività delle imprese, sulla sicurezza energetica e sul costo dell’energia per famiglie e attività produttive.

È un vero e proprio sudoku istituzionale ed economico, nel quale ogni casella è legata alle altre: la velocità delle autorizzazioni, gli investimenti nelle reti, lo sviluppo delle rinnovabili, il percorso legislativo del nucleare, il sostegno a imprese e famiglie e il confronto con Bruxelles. Il rischio è che i ritardi su uno solo di questi fronti finiscano per compromettere l’efficacia dell’intera strategia.

Per il governo, dunque, la sfida è trasformare l’attuale fase di pressione sui prezzi e di crescente incertezza internazionale in un’occasione per imprimere una svolta alla politica energetica. Una svolta che dovrà necessariamente tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità, competitività industriale e sostenibilità finanziaria, affrontando al tempo stesso le resistenze territoriali e gli ostacoli burocratici che negli ultimi anni hanno rallentato la realizzazione di nuovi impianti.

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