Musei ecclesiastici, una rete culturale da riscoprire. Rita Capurro: "Non solo per i credenti"

di Carlotta Nicoletti

Nel 2026 l’Associazione celebrerà i 30 anni con iniziative nazionali e un convegno dedicato

Non solo luoghi di fede, ma presìdi culturali diffusi e spesso poco conosciuti. I musei ecclesiastici rappresentano una parte rilevante del patrimonio culturale italiano e ligure, con oltre 800 realtà attive nel Paese. A Genova e in Liguria esempi virtuosi mostrano come questi musei possano parlare a tutta la comunità, credenti e non. È quanto emerge dall’intervista a Rita Capurro, presidente dell’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani.

Numeri e diffusione – I musei ecclesiastici comprendono strutture di proprietà di diocesi, parrocchie e congregazioni religiose. In Liguria spiccano il Museo Diocesano di Genova, ma anche realtà più piccole come Santa Maria di Castello o il santuario del Monte Gazzo, con collezioni che vanno oltre l’arte sacra tradizionale.

Valore identitario – «Non esiste un borgo senza una chiesa o un santuario», sottolinea Capurro. Il patrimonio conservato in questi musei racconta la storia delle comunità locali ed è «un bene che appartiene a tutti, non solo ai fedeli».

Genova laboratorio – La città può giocare un ruolo di modello nazionale grazie a un sistema già strutturato. Il Museo Diocesano di Genova è accreditato, dispone di personale qualificato, servizi educativi attivi e collabora con Comune e Soprintendenza. Significativo anche il progetto delle “chiese aperte”, che amplia l’accessibilità al patrimonio.

Fare rete – La parola chiave è coordinamento. «La rete consente ai piccoli musei di avere voce e servizi che da soli non potrebbero garantire», spiega Capurro. Comunicazione condivisa, servizi educativi comuni e standard di qualità sono gli obiettivi principali.

Innovazione e giovani – Digitale sì, ma non solo. Social media, attività educative ed eventi mirati sono strumenti per intercettare i pubblici più giovani, soprattutto nella fascia 18-25 anni, tradizionalmente più distante dai musei.

Prospettive – Nel 2026 l’Associazione celebrerà i 30 anni con iniziative nazionali e un convegno dedicato al rapporto tra musei ecclesiastici e comunità, tema centrale anche nella museologia internazionale.

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