Termovalorizzatore, Genova entra in partita: nell'area metropolitana uno dei sei siti allo studio
di R.S.
Bucci: "Il termovalorizzatore vogliamo farlo anche per questo, non solo per chiudere il ciclo, ma anche per offrire un significativo vantaggio ai cittadini"
Genova entra ufficialmente nel confronto per il futuro termovalorizzatore della Liguria. Tra le sei manifestazioni di interesse presentate all’Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti in risposta al bando regionale, almeno una secondo il Secolo XIX indicherebbe anche la Città metropolitana genovese come possibile localizzazione dell’impianto. Finora l’attenzione si era concentrata soprattutto sulla Valbormida, ma lo scenario appare ora più ampio.
Le proposte arrivate in Regione provengono da sei operatori di primo piano nel settore ambientale ed energetico: A2A Ambiente, Acea Ambiente, Herambiente, Iren Ambiente, Kanadevia Inova e il raggruppamento RTI EcoEridania – Italiana Coke. Tutte le manifestazioni avrebbero come oggetto un termovalorizzatore, con capacità variabili rispetto alla soglia indicata dal bando, fissata in 220 mila tonnellate annue di rifiuti trattabili. L’ipotesi del “waste to chemicals”, tecnologia ancora poco diffusa in Italia, risulterebbe invece accantonata.
Secondo le indiscrezioni circolate dopo la chiusura del bando, quattro proposte guarderebbero alla provincia di Savona, con aree già piuttosto definite come l’ex Acna di Cengio, siti nel Comune di Cairo Montenotte e la zona di Ferrania, dove Iren ha già realizzato un biodigestore. In questi casi sarebbero già avvenuti confronti preliminari con le amministrazioni locali, che finora si sono espresse in senso contrario. Resta meno chiaro se Kanadevia Inova e Acea abbiano individuato un sito specifico, ma almeno una candidatura includerebbe anche la provincia di Genova come opzione alternativa.
Ora si apre la fase del dialogo competitivo, procedura che consentirà alla Regione di confrontare le diverse soluzioni progettuali prima di individuare quella ritenuta migliore da mettere a gara. L’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Giacomo Giampedrone ha parlato di un risultato positivo in termini di interesse di mercato. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha stimato tempi indicativi di circa un anno per l’iter autorizzativo e due anni per la realizzazione dell’impianto.
In questo contesto rimane centrale la posizione di AMIU Genova, l’azienda che gestisce la quota maggiore di rifiuti in Liguria. AMIU non ha partecipato alla manifestazione di interesse, ritenendo troppo stretti i tempi del bando, ma potrebbe inserirsi in una fase successiva grazie alla formula del dialogo competitivo. L’ipotesi più accreditata è una partnership con Iren, società partecipata anche dal Comune di Genova, mentre appare più complessa la strada di una proposta autonoma.
Sul piano politico, l’assessora comunale all’Ambiente Silvia Pericu ha ribadito che l’obiettivo dell’amministrazione è tutelare gli interessi della città nella chiusura del ciclo dei rifiuti. A metà marzo sono attesi i risultati dello studio affidato alla società Ramboll, incaricata di valutare l’impatto di diversi scenari sull’andamento della Tari a Genova: dall’assenza di nuovi impianti alla realizzazione del solo termovalorizzatore, dalla costruzione di impianti intermedi fino alla combinazione tra termovalorizzatore e strutture di trattamento meccanico-biologico come quella prevista a Scarpino.
La partita resta aperta. L’interesse industriale è evidente, ma la decisione finale dipenderà dal confronto con i territori, dalle valutazioni ambientali ed economiche e dagli equilibri tra soggetti pubblici e privati. Con l’ingresso di Genova tra le possibili sedi, il dibattito si allarga e assume un peso ancora più rilevante per il futuro della gestione dei rifiuti in Liguria.
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