Liguria, nel settore terziario le under 35 guadagnano in media il 25% in meno degli uomini
di Redazione
Il report evidenzia gli squilibri di genere e la scarsa retribuzione: molte bariste, commesse e cameriere under 35 non arrivano a guadagnare 800 euro al mese

Un settore terziario con le sue difficoltà. Questa è la fotografia che emerge per quanto riguarda la situazione in Liguria secondo la Uiltucs (Unione Italiana Lavoratori del Turismo, del Commercio e dei Servizi), che in collaborazione con InNova Studi e Ricerche e Agsg (Agenzia Generale Studi e Gestioni) ha presentato un report sui temi economici, socio-demografici e del mercato del lavoro.
Su 96 mila lavoratrici e lavoratori impiegati negli alberghi, nei ristoranti e nel commercio in Liguria, più della metà sono donne, ben 53 mila, e si concentrano prevalentemente a Genova, con moltissime addette che sono precarie e part time. Altri numeri sono esplicativi per capire la portata del fenomeno: 141mila lavoratori del commercio, turismo e servizi sono full time contro ben 74mila part-time, e per quanto concerne questi ultimi si tratta soprattutto di giovani lavoratrici e lavoratori del terziario, con commesse, bariste e cameriere under 35 che non arrivano a mille euro al mese, spesso nemmeno a 800. Lo studio rivela tra l'altro che i giovani lavoratori arrivano a fatica a fine mese, con uno su tre che guadagna meno di 1000 euro al mese, e il 23% anche meno di 780 euro. ll 28% dei lavoratori dipendenti dei settori del turismo, del commercio e dei servizi guadagna meno di 9 euro l'ora, con la percentuale che sale anche al 38% per i giovani, e in quel comparto, poi, la retribuzione delle donne è inferiore del 25% rispetto a quella degli uomini.
Emerge inoltre che l'Italia ha visto sfumare il 9% del Pil con i lavoratori che sono stati colpiti duramente, in particolare i più vulnerabili. La diminuzione del valore aggiunto è stata abbastanza uniforme in tutto il Paese, ma è stata più pesante nei servizi (-8,5%), mentre il valore aggiunto del turismo ha perso il 40,6% del suo valore, passando da 61 a 36 milioni. Nell'ultimo periodo invece il commercio, diminuito dell'8%, è tornato quasi ai livelli pre-Covid in un solo anno. In questo scenario, gli analisti internazionali continuano però a tagliare le stime di crescita: le previsioni più recenti ipotizzano un aumento del Pil italiano del 3% circa quest'anno e solo dello 0,7-0,9% per il 2023.
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