Leonardo Manera e il “corto circuito” del presente al Govi di Bolzaneto

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

Sul mestiere di artista: "Bisogna scrivere di cose che ti interessano davvero… così riesci a essere più vero e arrivare al pubblico"

Il comico Leonardo Manera presenta a Telenord il suo spettacolo Corto Circuito, in programma venerdì 27 marzo alle 21 al teatro Govi di Bolzaneto, come un viaggio ironico nelle contraddizioni della vita contemporanea. Il punto di partenza è chiaro: viviamo sospesi tra nostalgia e cambiamento. «Racconto le difficoltà di vivere tra la nostalgia del passato e la necessità di adeguarsi al presente», spiega, sottolineando quanto sia faticoso stare al passo con tecnologia e trasformazioni sociali.

 

Al centro del monologo ci sono soprattutto i rapporti umani, profondamente mutati: «Adesso ci si conosce chattando… e quando ci si vede si arriva subito all’intimità, ma magari non ci si può ancora baciare perché “non ci conosciamo abbastanza”». Un paradosso che evidenzia come le dinamiche relazionali siano diventate più veloci ma anche più contraddittorie.

 

Manera allarga poi lo sguardo alla società, dominata da informazioni e spesso da confusione: «Viviamo in un mondo in qualche modo dominato dalle bugie», osserva, collegando questo clima anche alle difficoltà nel rapporto tra genitori e figli. Da qui nasce una domanda centrale: come si sopravvive a questo caos? La sua risposta è semplice ma profonda: «Ristabilire, quando si può, un senso di comunità», perché la felicità non dipende solo dalla ricchezza ma dalla condivisione.

 

Le contraddizioni emergono anche nei comportamenti quotidiani, come l’alimentazione: si cerca il cibo sano, ma poi si cede agli eccessi dell’ultimo minuto, magari “corretti” con un tocco salutista per sentirsi in pace. Oppure nel rapporto con il corpo: da un lato l’invito ad accettarsi, dall’altro modelli irraggiungibili di perfezione. Tutto questo, conclude, genera «un corto circuito… non sappiamo più esattamente come comportarci».

 

Accanto alla riflessione, Manera porta anche elementi autobiografici. Racconta il suo legame con Genova, città per lui “magica”, e ripercorre i suoi inizi: «Ho cominciato a 17 anni facendo il mago comico… e da lì non ho più fatto altro», passando da spettacoli per bambini a esibizioni notturne nei locali più disparati.

 

Sul mestiere di artista, offre un consiglio diretto e sincero: «Bisogna scrivere di cose che ti interessano davvero… così riesci a essere più vero e arrivare al pubblico». Una visione che richiama anche il teatro-canzone di Giorgio Gaber, dove il palco diventa una forma di terapia condivisa.

 

Infine, ricordando l’esperienza a Zelig, sottolinea il valore del gruppo: «All’inizio eravamo come amici… ci davamo consigli», un clima raro che, secondo lui, è stato anche il segreto del successo.

 

In sintesi, Corto Circuito è uno spettacolo che fa ridere ma anche pensare: un ritratto lucido e ironico di un’epoca piena di incoerenze, in cui orientarsi è difficile, ma non impossibile—soprattutto se si recupera il senso di comunità.

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