La Cisl Liguria chiede un cambio di passo su qualità del lavoro, salari, stabilità, sicurezza e politiche per i giovani"
di c.b.
La Liguria arriva al Primo Maggio 2026 con 651 mila occupati e un tasso di occupazione al 68,8%, superiore alla media nazionale. «Sono numeri importanti, che vanno riconosciuti senza esitazioni perché raccontano l’impegno quotidiano di lavoratori, imprese, parti sociali e istituzioni. Ma proprio perché il lavoro cresce, oggi abbiamo il dovere di chiederci che lavoro stiamo costruendo», afferma il segretario generale della Cisl Liguria Luca Maestripieri.
«Non possiamo limitarci alla quantità degli occupati. Dietro le statistiche ci sono persone che fanno i conti con contratti ancora troppo fragili, salari spesso insufficienti rispetto al costo della vita, percorsi professionali discontinui e giovani che continuano a cercare altrove le opportunità che la nostra regione fatica a offrire. La Liguria ha bisogno di lavoro stabile, ben retribuito, sicuro e capace di dare prospettiva. Questa è la vera sfida del Primo Maggio», prosegue Luca Maestripieri.
Secondo la Cisl Liguria, la crescita occupazionale resta fortemente legata ai servizi e al turismo, settori fondamentali ma ancora segnati da stagionalità, part-time involontario e redditi non sempre adeguati. L’industria, invece, continua a mostrare difficoltà e molti giovani sotto i 35 anni faticano a trovare contratti solidi. «Retribuzioni medie sotto i 1.600 euro netti al mese non bastano per costruire una vita autonoma in una regione costosa come la nostra. Per questo servono politiche orientate alla qualità: stabilità contrattuale, salari dignitosi, formazione continua, crescita professionale e partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese», sottolinea Luca Maestripieri.
Il tema della sicurezza resta centrale. «Qualche passo avanti è stato fatto, ma non basta. La curva degli infortuni rimane inaccettabile e in troppi luoghi di lavoro prevenzione e formazione non sono ancora una prassi quotidiana. La sicurezza non può essere considerata un adempimento formale o un costo da comprimere: è un investimento sul capitale umano più prezioso che abbiamo. Su questo serve un salto culturale prima ancora che normativo», dichiara il segretario della Cisl Liguria.
Attenzione anche alle piccole e medie imprese, definite dal segretario generale della Cisl «la spina dorsale dell’economia ligure, ma anche il segmento più esposto alle turbolenze del mercato». Il dato del 32% di piccole e medie imprese che segnala difficoltà serie per il 2026, osserva il sindacato, impone strumenti concreti di accompagnamento alla riconversione, accesso al credito, innovazione e presenza istituzionale. «Non parliamo di assistenzialismo, ma di intelligenza economica. Difendere il lavoro significa anche mettere le imprese nelle condizioni di investire, innovare e restare sul territorio».
Il nodo demografico completa il quadro. La Liguria ha un’età mediana di 52,3 anni, la più alta d’Europa, e nel 2024 oltre 2.100 under 39 hanno scelto di costruire il proprio futuro altrove. «Questa emorragia non è inevitabile. Si può invertire se la regione diventa attrattiva: servono incentivi per assunzioni stabili, formazione su economia verde e digitale, politiche abitative credibili e un sistema produttivo capace di offrire prospettive vere. I talenti ci sono, ma vanno trattenuti e valorizzati», prosegue Maestripieri.
«La Cisl Liguria sarà, domani, nelle piazze della Liguria con le altre sigle sindacali per celebrare chi lavora ogni giorno e per rilanciare una visione fondata su dignità, stabilità, sicurezza e opportunità reali. I numeri ci dicono che la Liguria può crescere. La nostra responsabilità è fare in modo che questa crescita diventi buona occupazione, reddito giusto e futuro per le nuove generazioni. La Liguria che vogliamo è ancora da costruire, e noi siamo pronti a farlo insieme ai lavoratori e a chi ha a cuore il futuro di questa regione», conclude Luca Maestripieri.
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