L’infettivologo Bassetti avverte: "Il vaiolo delle scimmie non è grave, ma va fermato sul nascere"

di Redazione

È ora molto importante riconoscere i casi sospetti, isolarli e risalire rapidamente a tutti i contatti in modo da cercare di bloccare l'infezione

L’infettivologo Bassetti avverte: "Il vaiolo delle scimmie non è grave, ma va fermato sul nascere"

C'è una nuova epidemia in arrivo in Europa, si tratta del vaiolo delle scimmie. Un virus, fino ad oggi, mai trasmesso da un essere umano all’altro. Al momento sono stati riscontrati 14 casi in Portogallo, 8 in Spagna, 9 nel Regno Unito, nessuno ancora in Italia. nel mentre l'Oms sta indagando sui primi episodi.

A parlarne attraverso un post su Facebook è l’infettivologo Matteo Bassetti:Tutti i casi sinora diagnosticati sono stati riscontrati tra uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini, configurando una probabile trasmissione all’interno della comunità. Chiamata vaiolo delle scimmie così perché scoperta per la prima volta nel 1958 in alcune scimmie da laboratorio, questa rara patologia ciclicamente presente in numerose zone dell’Africa occidentale e centrale può però colpire anche altri animali, di solito roditori, come topi, scoiattoli, ratti e conigli”.

È ora molto importante riconoscere i casi sospetti, isolarli e risalire rapidamente a tutti i contatti in modo da cercare di fermare sul nascere questa infezione. Bisogna agire rapidamente e uniti. Non possiamo permetterci una nuova epidemia“, avverte l’infettivologo.

Il vaiolo delle scimmie – spiega ancora Bassetti – non è grave e viene generalmente curato entro poche settimane. I sintomi con cui si manifesta sono soprattutto febbre, mal di testa e dolori muscolari e alla schiena. È possibile che in alcuni casi si presenti anche un’eruzione cutanea con caratteristiche simili alla varicella o alla sifilide. La mortalità segnalata negli esseri umani colpiti dal vaiolo delle scimmie si attesta attorno al 10% dei casi diagnosticati, percentuale inferiore al vaiolo classico che solitamente presentava una mortalità del 30% prima di essere debellato.

Il contagio dall’animale all’uomo è piuttosto raro, causato principalmente da contatto con fluidi corporei o croste di esemplari infetti. La trasmissione della malattia negli uomini, anch’essa piuttosto rara ma non per questo impossibile, è invece causata non solo dal contatto con fluidi corporei del soggetto malato ma anche dalla condivisione di biancheria e contatto faccia a faccia prolungato”, conclude Bassetti.