Iran e crisi energetica, Bufo (ad Iren) a Telenord: “Prezzi del gas in rialzo ma niente allarmismi. L’Italia oggi è più resiliente”
di Katia Gangale - Stefano Rissetto
"Il grosso delle famiglie italiane è del tutto al riparo dagli aumenti, Dal Qatar e dall’area del Golfo arriva non più del 5-10% del gas che utilizza l’Italia"
La guerra in Iran ha riacceso le tensioni sui mercati energetici globali, con un immediato effetto sui prezzi di gas ed elettricità. Tuttavia, secondo l’amministratore delegato di Iren Gianluca Bufo, intervenuto a Liguria Live a Telenord, la situazione va letta con attenzione ma senza allarmismi: il sistema energetico italiano oggi è molto più solido rispetto alla crisi del 2022.
Nei giorni più recenti il prezzo del gas in Italia è salito fino a circa 50 euro al megawattora, con un incremento di oltre il 50%, mentre l’energia elettrica ha registrato un aumento intorno al 31%, arrivando a circa 140 euro. Numeri rilevanti ma ancora lontani dai picchi della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Bufo ricorda infatti che “nel 2022 il gas arrivò a 213 euro al megawattora: siamo su livelli molto diversi”.
La ragione principale è che l’attuale crisi geopolitica incide meno sulla struttura energetica europea. Il gas proveniente dal Golfo Persico rappresenta una quota limitata delle forniture italiane. “Dal Qatar e dall’area del Golfo arriva non più del 5-10% del gas che utilizza l’Italia”, spiega l’AD, sottolineando che negli ultimi anni il Paese ha rafforzato la propria capacità di diversificazione delle importazioni.
Un elemento chiave è lo sviluppo delle infrastrutture per il gas liquefatto. L’Italia ha aumentato i terminali di rigassificazione, rendendo possibile importare GNL da diversi mercati, in particolare Stati Uniti e Africa. Questo rende il sistema più flessibile e meno dipendente da singole rotte energetiche.
Per quanto riguarda l’impatto sui consumatori, Bufo invita alla prudenza nelle valutazioni. Molte famiglie hanno contratti a prezzo fisso che le proteggono dalle oscillazioni immediate. “Una buona fetta delle famiglie italiane è totalmente al riparo da questi aumenti”, osserva, aggiungendo che anche nei contratti variabili gli effetti in bolletta si manifestano solo se i prezzi restano elevati per periodi prolungati.
Diverso il discorso per il mondo produttivo. Le imprese acquistano energia a prezzi che riflettono più rapidamente l’andamento quotidiano dei mercati. Per questo “la situazione richiede maggiore attenzione sul fronte della competitività delle aziende”, dove gli aumenti possono incidere quasi subito sui costi.
Sul fronte degli approvvigionamenti, però, non si registrano criticità. Gli stoccaggi italiani sono riempiti per circa il 47% e il sistema di importazioni è oggi molto più diversificato rispetto a pochi anni fa. “Non c’è alcun deficit di gas nel quotidiano e la resilienza del sistema è decisamente più forte rispetto al 2022”, afferma Bufo.
Il vero banco di prova potrebbe arrivare nei mesi tra maggio e luglio, quando tradizionalmente si riempiono gli stoccaggi in vista dell’inverno. Se la crisi geopolitica dovesse prolungarsi fino a quel periodo, i prezzi potrebbero subire ulteriori pressioni. Al momento però i mercati non sembrano scontare uno scenario di lunga durata.
In questo contesto, la strategia degli operatori energetici resta concentrata su diversificazione e coperture dei prezzi. Le utilities acquistano il gas con contratti di medio-lungo periodo, ma il prezzo finale è comunque legato alle quotazioni di mercato. “Noi compriamo la disponibilità del gas in anticipo, ma il prezzo segue quello giornaliero della borsa”, chiarisce l’AD, ricordando che l’aumento delle quotazioni non genera automaticamente maggiori profitti per le società di vendita.
Parallelamente continua il lavoro su efficienza energetica e rinnovabili. Per Bufo la direzione è chiara: ridurre la dipendenza dalle fonti fossili legate agli equilibri geopolitici. “Sole e vento sono una ricchezza della nostra penisola che non dipende dagli scenari del Golfo Persico o della Russia”, sottolinea.
Le tensioni internazionali, conclude, rappresentano quindi un ulteriore promemoria per accelerare la transizione energetica. Ma serve anche un cambio culturale nel Paese. “Queste crisi sono continue tirate d’orecchie che ci ricordano l’importanza delle rinnovabili. Dobbiamo essere più maturi come sistema Paese nel portare avanti questo percorso.”
Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci sul canale Telenord, su Whatsapp, su Instagram, su Youtube e su Facebook.
Altre notizie
Guerra e mercati, Cottarelli: “Il vero rischio è la speculazione sull’energia”
04/03/2026
di Carlotta Nicoletti

