I progressisti devono cambiare musica, piuttosto che attaccare gli avversari

di Giampiero Timossi

Ariel balla da solo. In verità si sta muovendo anche piuttosto bene, è già apparso più sciolto, sta imparando a seguire il ritmo (nella politica, come nella comicità, i tempi sono tutto), regala assoli che offrono sempre la possibilità di attirare l’attenzione. E in qualsiasi campagna elettorale non passare inosservati è fondamentale, soprattutto per uno sfidante. Dello Strologo balla da solo, anche per scelta, lo ha confessato nel Tiro Incrociato di Telenord, lo ha detto in onda e pure fuorionda. Ne ha facoltà e in realtà non è neppure questo il punto. Chiedere autonomia non significa escludere un sostegno condiviso da parte della coalizione, soprattutto se si vuole provare a vincere.

Il punto è: la nutrita alleanza che lo sostiene deve (semplicemente) sostenerlo. Deve suonare per lui e, vedremo tra poco, deve cambiare musica. Gli interventi di Dello Strologo, anche a Tiro Incrociato, sono apparsi già più netti, decisi. Ha detto la sua su temi tormentati e tormentoni, lo ha fatto in modo sicuramente più esplicito rispetto alle prime dichiarazioni. Ha spiegato che non ostacolerà, qualora venisse eletto (“E sarò eletto” citazione) progetti come la Gronda e la Skymetro in Valbisagno. Ha scelto, per il momento, di non rispondere (anche qui, ne ha facoltà) al quesito su dove verrà trasferito il Polo Chimico. Sulle sue dichiarazioni le sigle che lo sostengono hanno brontolato, chi più, chi meno, compreso il Pd che del cartello progressista dovrebbe rappresentare la parte di elettorato più consistente. Se le critiche siano arrivate direttamente al candidato ancora non si sa, non crediamo però sia sbagliato ipotizzarlo. Cosa certa è che le critiche sono arrivate in modo indiretto, un mugugno che dai telefonini della coalizione è stato trasmesso ai telefonini dei giornalisti.

Il mugugno è un’arte tutta nostra, ma non serve per vincere un’elezione. Anzi, è veleno, letale nell’era dell’informazione diffusa e dei social. Le critiche più esplicite e dunque probabilmente meno dannose sono arrivare dagli estremi. Dello Strologo ribadisce di essere favorevole alla linea-Draghi e all’invio di aiuti anche militari all’Ucraina? E l’alleato Ferruccio Sansa gli spiega pacificamente di non condividere. Dall’altra parte fa la stessa cosa Italia Viva, che un appoggio al cartello progressista non lo ha ancora espresso e magari a Genova non lo esprimerà. Come peraltro ha deciso di non esprimerlo a La Spezia. Raffaelle Paita su questo è stata chiara, lo ha detto pubblicamente: “Sulla Gronda chiedo ad Ariel parole ancora più nette”. Non sono questi i problemi, è il mugugno che rischia di far perdere consensi, quando invece i voti andrebbero recuperati. 


Altro punto. Dello Strologo è partito alto e non è stata una falsa partenza: ha sostenuto la differenza tra i valori del centrosinistra e quelli del centrodestra. Come dire: indecisi, elettori pentiti della sinistra, non potete votare Bucci, perché così rinneghereste i vostri valori. A mio avviso è una scelta decisamente migliore rispetto a una linea che vorrebbe demonizzare o demolire quanto fatto dal centrodestra a Genova e in Liguria. Marco Bucci ha trovato nella ricostruzione di Ponte San Giorgio un forte argomento di appeal per la rielezione? Sarà, ma il ponte è stato ricostruito e il sindaco è stato al timone nei difficili momenti del dolore e poi dell’isolamento cittadino. La pandemia ha messo il governatore Giovanni Toti al centro del dibattito? Può essere, ma Toti ha affrontato con i liguri gli anni difficili di questa terribile malattia e dimostra di non abbassare la guardia. Gli elettori, in momenti così difficili, chiedono sicurezza e la sicurezza si conquista facendo cose. Anche sbagliando, ma rispondendo concretamente. Per questo, opinione certamente discutibile, chi oggi sfida quelli che hanno governato o governano, non deve avere come punto forte la ricerca degli errori altrui. Deve avere proposte concrete, alternative. Cose che Dello Strologo renderà pubbliche nel suo programma.

Ha detto, ancora a Telenord, che arriverà entro la prossima settimana. Arriverà, l’uomo è tenace, passato il periodo di isolamento (è risultato positivo poche ore fa, sta bene e gli arrivano anche i nostri più sinceri auguri) ripartirà per entrare nel vivo della contesa. Ha già messo insieme una squadra indipendente, ha trovato una brava responsabile della comunicazione (curiosità: nei nostri studi comunicavano con cartelli in lingua ebraica), ha messo occhiali nuovi e bretelle rosse, come suggerito dall’agenzia “Consenso” che segue la sua campagna a tuttotondo, con strategie che vanno dalla comunicazione verbale al look. Arrivato il programma il candidato progressista dovrà andare giù forte, chiedendo alla sua coalizione di sostenerlo con proposte e magari meno proteste. Insomma, bisognerebbe cambiar musica.