Martedi, 21 maggio 2019  

Gronda di Genova, ultimatum degli industriali al Governo: “Deve partire subito”

Zampini: "Si può fare insieme al ponte? Io dico di sì", Rixi: "Il via libera? Chiedete a Toninelli"
2019-05-03T23:36:41+00:00

Si parta subito con la Gronda di Genova, senza aspettare il nuovo ponte e senza ulteriori analisi. È il duro ultimatum al Governo che arriva dagli industriali del Nord Ovest riuniti in un convegno alla Fondazione Ansaldo, a pochi metri dai resti del ponte Morandi, organizzato dal gruppo giovani di Confindustria Liguria. “Quando arriva la firma? Chiedetelo al ministro (Toninelli, ndr), ognuno si prende le sue responsabilità”, risponde il viceministro ai trasporti Edoardo Rixi.

Penso che i due cantieri possano andare in parallelo – dice Giuseppe Zampini, presidente di Confindustria Liguria – anzi, è possibile trovare sinergie per movimentare i mezzi. Bloccare la città tre volte in successione è diverso che tre volte in contemporanea. Da ingegnere dico che si può fare. Io non voglio intervenire su decisioni legate a logiche non industriali o non propriamente di decisioni programmatiche. Ma senza mobilità e senza infrastrutture il Paese non decollerà mai”.

Un segnale è arrivato di recente dai ministri Costa e Bonisoli con l’estensione di validità della Via da 5 a 12 anni. Ma per far partire i cantieri serve ancora una firma, quella del Mit. “Inizia ad essere imbarazzante non avere risposte, non sapere più niente su un’opera che a tutti gli effetti è cantierabile – attacca Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova –. È doveroso partire dopo esserci fatti un mazzo così per 16 anni. Se ci sono altri problemi non me ne frega niente, non si può impedire la messa in opera di un’infrastruttura dichiarata di pubblica utilità. La continuità amministrativa dove va a finire?”.

Parole dure contro il governo gialloverde, sull’orlo della crisi per l’affaire Siri e lacerato dalle divisioni interne anche e soprattutto sul tema delle infrastrutture. Il ministro Toninelli, negli scorsi mesi a Genova, ha sempre sostenuto che il vero tema è quello della concessione ad Autostrade. E in effetti, se la procedura di revoca andasse a buon fine, tutto l’iter colerebbe a picco. Perché i 4,8 miliardi necessari a realizzare l’opera sono interamente coperti da Aspi in virtù di una proroga della gestione dal 2038 al 2042.

Apertura alle posizioni degli industriali da parte del viceministro Edoardo Rixi. “Partire in contemporanea? Se c’è buona volontà da parte di tutti si può fare, ma buona volontà vuol dire anche riuscire a contemperare le esigenze dell’autotrasporto che non può ovviamente trovare gli stessi ingorghi che avevamo prima del crollo del Morandi. Prima realizziamo il ponte e prima realizziamo il nodo ferroviario, prima diamo un’alternativa. Tecnicamente ci sono problemi da affrontare tra cui anche il finanziamento dell’opera e il fatto che una parte è ancora sotto sequestro”.

Fabio Canessa

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