Genova, Confcommercio "Trentamila imprese a rischio usura"

di Redazione

La nona giornata "Legalità, ci piace" è un momento di analisi e riflessione. Il presidente Odone: "L'illegalità altera la concorrenza": Prunotto: "Fenomeno in crescita nel Nord Ovest"

Genova, Confcommercio "Trentamila imprese a rischio usura"

Giunta alla nona edizione, la Giornata di Confcommercio “Legalità, ci piace” è un’iniziativa di analisi, denuncia e sensibilizzazione sulle conseguenze dei fenomeni criminali per l’economia reale e per le imprese.
Paolo Odone – presidente di Confcommercio Genova – sottolinea: “I fenomeni illegali - contraffazione, abusivismo, pirateria, estorsioni, usura, infiltrazioni della criminalità organizzata, furti, rapine, taccheggio, corruzione – alterano la concorrenza, comportano la perdita di fiducia degli operatori e la diminuzione degli investimenti. Questi fenomeni impattano pesantemente sul sistema economico-sociale, fanno chiudere le imprese oneste, fanno perdere posti di lavoro, non tutelano i consumatori, riducono la sicurezza pubblica e naturalmente alimentano la criminalità organizzata. Il perdurare della pandemia e gli effetti delle restrizioni su imprese ed economia hanno determinato la necessità di concentrare l'attenzione su fenomeni criminali quali l'usura e sui tentativi di infiltrazione della criminalità nel tessuto economico”.
"Per quanto riguarda Genova - prosegue Odone – “proprio in occasione della recente Festa della Polizia abbiamo constatato che i reati sono in calo, ma registrano un maggiore violenza da parte di chi li commette”.
L’indagine di Confcommercio, realizzata tra il 24 febbraio e l’11 marzo 2022, è stata effettuata su un campione statisticamente rappresentativo delle imprese del terziario di mercato (4.000 casi).
Marina Porrotto presidente di Confcommercio Sicurezza Genova rivela: “In Italia almeno 30mila imprese del commercio, della ristorazione e della ricettività sono oggi ad elevato rischio usura. La percezione di un maggiore rischio si attesta nel centro sud, comunque anche nel nord ovest l’usura risulta in maggiore crescita. A livello nazionale l’illegalità costa alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi quasi 31 miliardi di euro e mette a rischio circa
200mila posti di lavoro. La perdita annua in termini di fatturato e di valore aggiunto è pari al 6,3%. In dettaglio, l'abusivismo commerciale costa 8,7 miliardi di euro, l'abusivismo nella ristorazione pesa per 4,8 miliardi, la contraffazione per 4,1 miliardi, il taccheggio per 4,3 miliardi. Gli altri costi della criminalità (ferimenti, assicurazioni, spese difensive) ammontano a 6 miliardi e i costi per la cyber criminalità a 2,8 miliardi.

La conclusione è affidata ancora a Paolo Odone. "Fin dall’avvio dell’emergenza sanitaria il credito ha assunto un ruolo cruciale per assicurare la necessaria liquidità alle imprese, private delle loro entrate o comunque investite da shock imponenti sulla loro attività economica. In questo quadro strumenti strutturali già esistenti, quali i Confidi, possono essere utili a prevenire il fenomeno del ricorso all’usura nell’ambito dei sistemi imprenditoriali locali. E’ necessario, pertanto, rilanciare l’operatività dei Confidi a favore delle imprese a rischio usura attraverso un generale potenziamento e la revisione degli schemi di funzionamento. In particolare, gli interventi dovrebbero essere volti a semplificarne l’utilizzo e ad ampliarne l’accesso. Infine, relativamente alla necessità di supportare il delicato e sofferto percorso di denuncia da parte delle vittime di racket e usura, sono da considerare positivamente, e pertanto da incentivare, i progetti di partenariato fra associazioni antiracket ed antiusura riconosciute (attraverso l’iscrizione agli appositi albi prefettizi) e le associazioni di categoria che sono vicine al sistema imprenditoriale e da sempre punto di riferimento e di ascolto degli imprenditori".