Genova. I portuali: "Non vogliamo lavorare per la guerra".

di Redazione

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Genova. I portuali: "Non vogliamo lavorare per la guerra".

Il Coordinamento nazionale dei lavoratori portuali dell’Unione Sindacale di Base (USB) alza la voce contro le politiche di riarmo e l’utilizzo dei porti a fini militari. In una nota diffusa nelle scorse ore, il sindacato ribadisce la propria contrarietà alla privatizzazione delle banchine e alla loro trasformazione in strumenti al servizio degli eserciti, rivendicando il diritto dei lavoratori a non essere coinvolti in attività legate alla guerra.

Secondo il Coordinamento, il contesto internazionale è segnato da una fase di crescente conflittualità, che viene definita come il risultato di politiche imperialistiche capaci di minare il diritto internazionale, alimentare lo sfruttamento delle risorse naturali su scala globale e mettere gli apparati militari al servizio degli interessi delle grandi multinazionali. Un quadro che, sempre secondo il sindacato, è accompagnato da una massiccia campagna di riarmo.

In questo scenario, i lavoratori portuali rivendicano un ruolo attivo: “possono bloccare l’ingranaggio e fermare la macchina della morte”, si legge nella nota, sottolineando come il lavoro nei porti rappresenti un nodo strategico nelle filiere logistiche e militari.

Alla luce di queste posizioni, il Coordinamento nazionale USB ha annunciato la convocazione di un’assemblea nazionale dei lavoratori portuali, in programma venerdì 23 a Genova, con l’obiettivo di aprire un confronto e rafforzare una mobilitazione comune contro la guerra e il riarmo.

“La guerra che si vuole scatenare su scala planetaria ci coinvolge tutti”, conclude il comunicato, che invita a unire le forze, costruire relazioni internazionali e rafforzare la solidarietà tra i popoli come unica strada per fermare l’escalation dei conflitti.

  

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