Genova, emergenza container, merci per decine di milioni bloccate in porto: Rossi (Spediporto) chiede deroga urgente

di Katia Gangale - Stefano Rissetto

Di fronte all’impossibilità di sdoganare la merce in loco, l’unica alternativa al momento è il trasferimento via nave verso porti esteri, come Marsiglia

Centinaia di container di verdure sono attualmente fermi al porto di Genova, creando gravi disagi per le aziende italiane e alti costi economici. A denunciare la situazione, in un intervento a Telenord durante Liguria Live è Giovanni Rossi, responsabile della commissione Presidi di Porto di Spediporto, che ha spiegato come la problematica riguardi prodotti refrigerati e la mancanza di autorizzazioni specifiche per i terminal genovesi.

 

“Abbiamo decine di contenitori frigo già arrivati e centinaia in arrivo, ma non abbiamo più la possibilità di completare le verifiche sanitarie e doganali e quindi di consegnare la merce alla clientela”, ha spiegato Rossi, sottolineando che la clientela coinvolge società di tutto il Nord e Centro Italia, comprese aziende quotate in Borsa.

 

Il blocco nasce da un preavviso risalente al 21 marzo 2024, quando le autorità veterinarie avevano comunicato che i terminal genovesi erano privi delle autorizzazioni necessarie per il trattamento di alimenti vegetali a temperatura controllata. “L’unico terminal ligure che aveva questa autorizzazione era Vado Ligure, ma a gennaio 2026, dopo un’ispezione europea, l’autorizzazione è stata revocata. Nessun terminal da Vado Ligure a Livorno compresi dispone oggi di questa certificazione specifica”, ha aggiunto Rossi.

 

Di fronte all’impossibilità di sdoganare la merce in loco, l’unica alternativa al momento è il trasferimento via nave verso porti esteri, come Marsiglia, dove i container vengono regolarmente sdoganati, con un aggravio di costi notevole e un impatto sull’intera filiera: trasportatori, aziende e collaboratori. “Tutto questo con una perdita di lavoro per le imprese liguri e costi incredibili, perché dobbiamo dirottare i contenitori in arrivo su porti autorizzati”, ha dichiarato Rossi.

 

La richiesta principale degli operatori del porto è una deroga temporanea che consenta di operare come fatto negli ultimi dieci anni: “Chiediamo almeno un paio di mesi per continuare a operare, mentre i terminalisti e l’Autorità portuale si attrezzano per ottenere le necessarie autorizzazioni”, ha spiegato Rossi.

 

Secondo Rossi, la situazione è complessa e urgente: “Abbiamo colleghi con container fermi da dieci giorni, con costi di stoccaggio che possono arrivare a 500 euro al giorno per contenitore, e tutta la filiera ne risente. Basta un blocco di un solo tassello per creare disagio a tutta la catena”.

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