Ex Ilva, Palombo (Fiom): "Flacks? Vogliamo chiarezza su piano industriale e occupazione"
di Luca Pandimiglio
"Se il pubblico non mette mano con delle scelte strategiche è ovvio che questa siderurgia rischia di essere persa"
L'Unione Europea ha autorizzato il prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, nel rispetto delle norme Ue sugli aiuti di Stato. Il finanziamento garantirà la continuità operativa del principale gruppo siderurgico integrato italiano fino al trasferimento delle attività al nuovo gestore, che sarà individuato attraverso la gara attualmente in corso. Le parole di Armando Palombo, rsu Fiom Acciaierie d'Italia Genova:
“Questa è una notizia positiva, ma era nell'aria. Una notizia che così permette anche di salvaguardare gli stipendi di tutti i lavoratori. Un modo per far andare avanti gli impianti e le persone, quindi fino a giugno siamo a posto con la copertura degli stipendi ma rimangono tutti gli altri problemi”.
Sulla trattativa con il fondo americano Flacks Group?
“Noi non abbiamo ancora nessuna informazione ufficiale, se non quella tramite mezzi stampa. Quindi stiamo aspettando una convocazione del governo, dalla Presidente del Consiglio o chi per esso. Con il primo marzo aspettiamo un'altra convocazione a livello ministeriale per prolungare la cassa integrazione di un altro anno. A Genova vuol dire entrare nel ventiduesimo anno di cassa integrazione".
Sul fronte della produzione, a Taranto è previsto l’avvio dell’Altoforno 2 il 20 febbraio:
“Si annuncia una produzione totale che sfiora i 4 milioni di tonnellate, vuol dire che per il nord una parte dei problemi di cassa integrazione sono risolti. Nei prossimi giorni dobbiamo vedere i fatti, ad oggi siamo a livello di annunci. Registriamo tutto, però aspettiamo i fatti.”
Riguardo alla strategia industriale e alla possibile partecipazione pubblica nel settore siderurgico, Palombo spiega:
“Se il pubblico non mette mano con delle scelte strategiche è ovvio che questa siderurgia rischia di essere persa… noi per vocazione e per missione difendiamo l'industria e anche quei sette giorni di sciopero sono stati fatti per difendere l'industria di Genova. Alla fine se non ci sarà industria, i 1.200 codici fiscali faranno di tutto per farsi sentire, tanto per essere molto chiari”.
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