Cucina Popolare Genovese si dota di defibrillatore donato da Asef

di R.S.

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La realtà sociale serve circa 70 pasti al giorno e può contare sull'impegno di circa 350 volontari, oltre che sul sostegno di numerosi enti, aziende e fondazioni

Cucina Popolare Genovese si dota di defibrillatore donato da Asef

Un nuovo strumento salvavita entra nella dotazione della Cucina popolare genovese di via del Fossato, in Valbisagno. La struttura, impegnata da cinque anni nel sostegno alle persone più fragili, si è infatti dotata di un defibrillatore professionale Philips Hearstart HS1, donato da A.Se.F. Srl.

«Da oggi i nostri spazi sono più sicuri», sottolinea Marco Furnò, presidente della Cucina popolare genovese. La realtà sociale serve circa 70 pasti al giorno e può contare sull'impegno di circa 350 volontari, oltre che sul sostegno di numerosi enti, aziende e fondazioni.

La scelta di dotarsi di un defibrillatore nasce dall'esigenza di aumentare ulteriormente il livello di sicurezza della struttura e delle persone che la frequentano. «Nel nostro specifico caso non è un obbligo di legge – spiega Furnò –. Siamo un ETS e non saremmo obbligati ad averne uno. Tuttavia abbiamo sentito la necessità di rendere più sicuri i nostri spazi, garantendo ai nostri ospiti un efficiente salvavita nel caso qualcuno fosse colpito da un'aritmia cardiaca o, peggio, da un arresto cardiaco».

Alla presentazione dello strumento ha partecipato anche l'assessore comunale ai Servizi civici Emilio Robotti, che ha ricordato il proprio passato nel mondo del volontariato.

«Questa è una struttura che sento particolarmente vicina – ha spiegato Robotti –. Anche io, per molti anni, ho fatto volontariato. Tra le altre cose, sono stato fondatore e coordinatore per 13 anni dello sportello genovese di “Avvocato di strada”, con sede nei locali della Comunità di San Benedetto al Porto».

Il defibrillatore è stato donato da A.Se.F. Srl, azienda che da tempo collabora con la Cucina popolare genovese. L'impresa aveva già fornito alla struttura strumenti professionali per la potabilizzazione dell'acqua e per l'igienizzazione di stoviglie e pavimenti.

«Tra noi vi è un rapporto consolidato – racconta l'amministratore unico di A.Se.F., Paolo Scovazzi –. Già in passato avevamo fornito strumenti professionali utili a gestire al meglio una struttura che ha un impatto sociale incalcolabile».

Scovazzi sottolinea inoltre la dimensione della rete costruita attorno alla Cucina popolare: «La rete creata dal presidente Marco Furnò, dal vicepresidente Aldo Milfa e dal socio e fundraiser Roberto D'Avolio conta oggi oltre 350 soci volontari e più di venti aziende e fondazioni».

Un'attività che si traduce concretamente nella preparazione di migliaia di pasti per persone che si trovano in condizioni di difficoltà. «Servire dodicimila pasti all'anno, sani e nutrienti, a chi non può assicurarsi il sostentamento quotidiano, non è cosa da poco», aggiunge Scovazzi.

Tra gli utenti della struttura ci sono anche persone che arrivano da percorsi di lunga marginalizzazione e che spesso presentano condizioni di particolare fragilità. In questo contesto, la presenza del defibrillatore rappresenta un ulteriore presidio di sicurezza.

«Un defibrillatore ben utilizzato può fare la differenza ed evitare una tragedia», conclude Scovazzi.

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