Bucci e Salis a Telenord: "Uniti per portare le Olimpiadi a Genova e in Liguria"

di Maurizio Michieli - Roberto Rasia

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Il presidente della Regione e la sindaca di Genova collaborano al progetto che guarda ai Giochi estivi del 2036 o 2040

La candidatura congiunta di Liguria, Piemonte e Lombardia per ospitare le Olimpiadi del 2036 o del 2040 prende forma come un progetto di “macroregione” che mette insieme Genova, Torino e Milano in una visione condivisa di sviluppo sportivo, infrastrutturale ed economico. Un’ipotesi che nasce dall’idea di Olimpiadi diffuse e che, nelle parole dei protagonisti Marco Bucci, presidente della Regione, e Silvia Salis, sindaca di Genova, intervenuti a Radar a Telenord e intervistati da Maurizio Michieli e Roberto Rasia, punta a trasformarsi in una strategia unitaria capace di valorizzare territori già fortemente integrati.

Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha descritto il progetto come una proposta ambiziosa ma fondata su basi concrete: “le infrastrutture sportive della macroregione saranno disponibili” e “stiamo lavorando bene, siamo molto contenti”. L’idea centrale è quella di un evento costruito su scala sovraregionale, in cui le tre grandi città del Nord non si contendono il ruolo, ma lo condividono.

Proprio su questo punto Bucci insiste con forza: “una cosa che non dovremo fare è essere in competizione tra noi”, perché la vera sfida sarà internazionale. L’obiettivo è costruire “un evento unico”, capace di superare divisioni territoriali e mettere a sistema competenze e impianti già esistenti. In questa prospettiva, la connettività diventa un elemento decisivo: “Torino, Milano e Genova si raggiungano tra loro in un’ora”, condizione ritenuta strategica per rendere credibile e funzionale il progetto.

Accanto alla dimensione infrastrutturale, Bucci sottolinea il valore complessivo dell’iniziativa, che va ben oltre lo sport: le Olimpiadi rappresenterebbero una “importante ricaduta economica e occupazionale” e un forte “indotto di immagine, per far conoscere la macroregione nel mondo”. Il progetto viene inoltre immaginato come “bipartisan”, quindi capace di superare le divisioni politiche e diventare occasione condivisa di sviluppo, con ricadute anche sul turismo, orientato verso una fascia “di medio-alta qualità” e non “mordi e fuggi”.

Il presidente richiama anche la necessità di partire per tempo e con una visione di lungo periodo: “il successo si ottiene, ma bisogna partire sempre molto prima”. In questa direzione si inserisce il confronto annunciato con il ministro dello Sport Andrea Abodi e con le istituzioni nazionali, per trasformare quella che oggi è “una proposta iniziale” in un percorso strutturato e competitivo. Il riferimento storico alle Olimpiadi del 1960 in Italia rafforza la visione di un ritorno atteso da decenni, da costruire con una pianificazione solida e condivisa.

Accanto a questa impostazione si inserisce la visione della sindaca di Genova Silvia Salis, che interpreta la candidatura come un progetto di “Olimpiadi diffuse” tra le grandi città del Nord, pensato per ridurre costi e impatto organizzativo e valorizzare le competenze già presenti nei territori. “Serve un’intesa tra le città per impegnarci insieme nella candidatura”, ha spiegato, proponendo la creazione di un comitato promotore unico.

Secondo Salis, l’esperienza di eventi come Milano-Cortina dimostra quanto sia complesso concentrare tutto in un’unica sede: “su una sola realtà l’impatto è molto forte, servono spazi e impianti per tutte le discipline”. Da qui l’idea di una distribuzione equilibrata delle competizioni tra più città, sfruttando il know-how già maturato in passato.

Per Genova, in particolare, il progetto si intreccia con la vocazione naturale della città: “abbiamo una grande infrastruttura naturale che è il mare”, ha sottolineato Salis, immaginando un ruolo centrale per gli sport acquatici e l’utilizzo di spazi iconici e non convenzionali per alcune gare. Un approccio che si collega alla logica delle Olimpiadi moderne, sempre più diffuse e integrate nei contesti urbani.

La sindaca evidenzia anche l’eredità a lungo termine dell’evento: non solo l’indotto economico, ma soprattutto il “lascito”, come dimostrato da Torino, dove alcune infrastrutture nate per i Giochi continuano a essere utilizzate, come nel caso del tennis. Centrale anche il tema dell’inclusione, con le Paralimpiadi come occasione per migliorare l’accessibilità e abbattere le barriere architettoniche.

Il percorso di candidatura, secondo Salis, dovrà passare attraverso la costituzione di un comitato, verifiche tecniche, il sostegno delle istituzioni e una valutazione accurata della capacità ricettiva dei territori coinvolti. Un processo complesso, ma che si inserisce in una prospettiva chiara: trasformare la candidatura in un progetto strutturale di sviluppo.

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