Attacco all’Iran, testimonianze dirette a Telenord: “Lo aspettavamo da tempo, vogliamo la libertà"
di Carlotta Nicoletti
Studenti iraniani in Italia raccontano paura, speranze e proteste contro il regime: “Internet bloccato, non riusciamo più a sentire le famiglie”
L’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran apre una nuova fase di forte instabilità internazionale. Mentre proseguono raid e contrattacchi, arrivano anche le testimonianze dirette di chi vive il conflitto a distanza: studenti iraniani in Italia raccontano comunicazioni interrotte, familiari irraggiungibili e un Paese sospeso tra timore e aspettative di cambiamento.
Scenario – La notizia dei bombardamenti ha innescato immediatamente una riunione del governo italiano per valutare gli sviluppi della crisi. Sul terreno, secondo gli aggiornamenti, l’Iran ha risposto con lanci di missili contro basi americane, mentre diversi Paesi dell’area hanno chiuso lo spazio aereo. La situazione resta fluida e caratterizzata da continui aggiornamenti militari e diplomatici.
Testimonianze – “Due ore dopo l’inizio dell’attacco è stato bloccato Internet e ora non possiamo sentire i parenti”, racconta Mohen Javan, rappresentante degli studenti iraniani in Italia. Le informazioni arrivano in modo frammentario e molti temono un nuovo isolamento del Paese. “La gente resta in casa, aspettiamo di capire come finirà”.
Proteste – Secondo il racconto, le tensioni affondano le radici nelle manifestazioni degli ultimi mesi. “Non è una protesta di oggi: da 47 anni il popolo scende in piazza. Il regime ha dimostrato di non essere riformabile. Minacciano l'America e l'Europa da anni, noi che abbiamo vissuto lì lo sappiamo”, spiega Javan, ricordando arresti e repressioni seguiti alle mobilitazioni iniziate a fine 2025.
Divisioni – Anche all’estero l’opinione pubblica resta spaccata tra chi condanna l’intervento militare e chi lo considera una possibile svolta. “Molti iraniani speravano in una reazione internazionale dopo i massacri", viene sottolineato durante il confronto in studio.
Timori – L’incognita principale riguarda ora la durata dell’operazione. “Se l’attacco si fermasse senza un cambiamento reale, le prossime proteste potrebbero essere ancora più violente. Sono preoccupato per i miei amici e parenti, ne ho già persi alcuni”, avverte Javan. Intanto nuovi fronti di tensione si aprono nel Mar Rosso, con la ripresa degli attacchi annunciata dagli Houthi.
Aggiornamenti- Distrutto completamente, il palazzo della guida suprema iraniana l'ayatollah Ali Khamenei, ma lui non si sa dove sia. Il ministro Tajani pronto ad evacuare circa 500 italiani. E' stata colpita la scuola a Minab, sono morte 5 studentesse.
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