Acquisti pubblici ecosostenibili, una scelta che conviene anche senza obblighi
di R.P.
Un procurement ecosostenibile può diventare invece uno strumento di gestione del rischio. Concentrarsi soltanto sul prezzo può infatti nascondere costi futuri
Il procurement sostenibile non è solo una questione ambientale: può aiutare le imprese a ridurre i rischi, rafforzare le filiere e creare valore.
Gli acquisti pubblici rappresentano quasi il 15% del Pil dell'Unione europea, per un valore di circa 2.500 miliardi di dollari l'anno. Eppure, il 55% delle gare europee viene ancora aggiudicato esclusivamente in base al prezzo più basso, senza considerare qualità e impatti ambientali o sociali.
In Europa, la direttiva 2014/24/Ue consente di inserire criteri ambientali, sociali e di innovazione nelle gare, anche attraverso il principio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di possibilità facoltative. In Italia, invece, i Criteri ambientali minimi (Cam) sono obbligatori per diverse categorie di acquisto. Nel settore privato, la spinta alla sostenibilità arriva soprattutto dalla crescente attenzione alla gestione della supply chain e dalle nuove norme europee sulla rendicontazione e sulla due diligence.
Il passaggio dalla teoria alla pratica resta però complesso. Secondo il Sustainable Procurement Barometer 2024, solo circa la metà delle aziende dispone di dati sulla sostenibilità di almeno metà dei fornitori di primo livello. La visibilità si riduce ulteriormente lungo la filiera: metà delle imprese conosce la situazione di meno del 5% dei fornitori di secondo livello. Inoltre, il 63% delle aziende non integra i dati Esg nei sistemi di gestione del rischio e il 65% non li utilizza nelle procedure di gara.
Un procurement sostenibile può diventare invece uno strumento di gestione del rischio. Concentrarsi soltanto sul prezzo può infatti nascondere costi futuri: la dipendenza da un unico fornitore può esporre a interruzioni della produzione, un packaging non riciclabile a nuovi costi normativi e un fornitore inaffidabile a ritardi, penali e fermi produttivi.
L'approccio più evoluto considera quindi sostenibilità, tracciabilità e affidabilità dei fornitori come elementi strategici. Il procurement smette così di essere una funzione orientata soltanto al risparmio e diventa un presidio della continuità operativa e della resilienza della filiera.
I segnali di cambiamento non mancano. Secondo Kpmg, il 66% dei responsabili acquisti prevede che requisiti Esg e pressione normativa influenzeranno le future scelte di sourcing. Secondo IntegrityNext, inoltre, l'85% dei professionisti intervistati rileva già benefici concreti dal procurement sostenibile, dalla mitigazione dei rischi alla maggiore trasparenza e al rafforzamento dei rapporti con i fornitori.
La sfida, dunque, è andare oltre l'obbligo normativo e considerare la sostenibilità negli acquisti non solo come un vincolo, ma come uno strumento per costruire filiere più solide, resilienti e competitive.
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