18 Marzo: il ricordo delle vittime del Coronavirus
di Maurizio Michieli Chiara Manganaro
La memoria non è un semplice esercizio rivolto al passato, ma un ponte necessario verso il futuro, specialmente quando si tocca la ferita collettiva lasciata dalla pandemia. Durante la puntata dedicata alla Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus, il dibattito ha raggiunto una profondità rara grazie alle testimonianze incrociate di due figure chiave della sanità genovese che hanno vissuto l'emergenza dai vertici operativi: il Dottor Angelo Gratarola, già alla guida dell'Unità Operativa del Policlinico San Martino, e il Dottor Emanuele Pontali, Direttore di Malattie Infettive dell'Ospedale Galliera. Il loro dialogo ha permesso di restituire il senso profondo di una data che ha cambiato per sempre il volto dell'assistenza medica nel nostro Paese, partendo proprio dal ricordo di quei giorni in cui le immagini dei mezzi militari a Bergamo diventavano il simbolo di una nazione in ginocchio.
Gratarola ha rievocato con emozione l'atmosfera carica di tensione e incertezza che si respirava nelle corsie del San Martino, descrivendo lo sforzo titanico di una struttura chiamata a stravolgere i propri ritmi e le proprie architetture per accogliere un'ondata di pazienti critici senza precedenti. Non è stata solo una sfida logistica o tecnica, ma un momento di estrema resilienza umana, dove la professionalità medica ha dovuto convivere quotidianamente con il peso emotivo di decisioni repentine. Questo vissuto ha segnato indelebilmente il personale, portando a una consapevolezza nuova sul valore della prontezza e della flessibilità dei grandi hub ospedalieri.
A questa prospettiva si è affiancata quella di Emanuele Pontali, che ha illuminato l'aspetto più strettamente infettivologico e clinico della crisi vissuta dal presidio del Galliera. La lotta al virus è stata descritta come una corsa contro il tempo per decodificare un nemico allora sconosciuto, passando attraverso una fase di empirismo iniziale fino ad approdare a una medicina di precisione, resa possibile dall'arrivo dei vaccini e dei nuovi protocolli terapeutici. Pontali ha sottolineato come il sacrificio di chi non ce l'ha fatta sia diventato, tragicamente, il terreno su cui è stata costruita una nuova sapienza medica, portando a una revisione profonda delle procedure di isolamento e di prevenzione delle infezioni che oggi rappresentano un patrimonio inalienabile per la sicurezza di ogni paziente.
Il filo conduttore che ha unito i due interventi è stata la consapevolezza che il sistema sanitario uscito dalla tempesta del Covid-19 non è lo stesso di prima, avendo riscoperto il valore fondamentale della coesione e dell'integrazione tra i vari livelli di cura. La lezione appresa dai due esperti parla di una sanità dove la capacità di risposta di un grande ospedale dipende strettamente dalla tenuta della rete territoriale e dalla fiducia dei cittadini nella scienza. Il ricordo delle vittime si trasforma così in un impegno civile e professionale: onorare chi è scomparso significa oggi mantenere un sistema di sorveglianza vigile e continuare a investire nelle competenze e nelle tecnologie che hanno permesso di uscire dal tunnel dell'emergenza.
In chiusura, il confronto tra Gratarola e Pontali ha lasciato un messaggio di sobria ma ferma speranza, trasformando il 18 marzo da data intrisa di silenzio e rispetto a punto di partenza per una riflessione più ampia sulla fragilità umana e sulla forza delle istituzioni sanitarie. Mettere al centro il valore della vita significa fare della prevenzione, della ricerca e della memoria i tre pilastri su cui poggia la sanità del domani. È una sanità che non dimentica le lezioni impartite dal virus e che continua a lavorare affinché il senso di comunità e di solidarietà professionale riscoperto durante la pandemia rimanga la base solida di ogni azione di cura futura, garantendo protezione e dignità a ogni cittadino.
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