Riforma portuale, Rixi: "L’Italia non deve subire il cambiamento, ma guidarlo. Dobbiamo fare sistema per tornare protagonisti"

di Luca Pandimiglio

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Riforma portuale, Rixi: "L’Italia non deve subire il cambiamento, ma guidarlo. Dobbiamo fare sistema per tornare protagonisti"

«Dobbiamo tornare ad avere la voglia di intraprendere nei mari del mondo e riportare la centralità del mare nel dibattito pubblico nazionale e internazionale». È questo uno dei messaggi lanciati dal viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi a Palazzo San Giorgio, a Genova, a conclusione del convegno dedicato alla riforma portuale e al futuro della competitività italiana nel Mediterraneo.

Per Rixi, la riforma della governance portuale rappresenta uno degli strumenti necessari per affrontare un contesto internazionale profondamente cambiato. Il provvedimento è attualmente all'esame della Commissione Trasporti della Camera, dove sono stati presentati 622 emendamenti. «Sono rimasti poco più di 350 emendamenti», ha spiegato il viceministro, indicando come obiettivo del Governo l'approvazione alla Camera entro la fine dell'anno, per poi passare all'esame del Senato nei primi mesi del 2027.

«Fare sistema senza togliere spazio ai territori»

Il punto centrale della riforma, secondo Rixi, è la capacità di costruire un sistema portuale nazionale più coordinato, senza comprimere il ruolo dei territori. «Il tema è fare squadre a livello nazionale», ha detto, richiamando la tradizione delle Repubbliche marinare e la necessità di trasformare le capacità dei singoli porti in una strategia comune. L'obiettivo è rafforzare la posizione dell'Italia di fronte alla crescente competizione internazionale, in particolare con le grandi potenze e con i mercati emergenti. «Dobbiamo fare sistema Italia, non togliendo ai territori la possibilità di svilupparsi, ma coordinandoli», ha sottolineato Rixi.

In questa prospettiva si inserisce anche il futuro piano nazionale della logistica e dei porti, che dovrebbe essere costruito attraverso il confronto con i territori. Le Autorità di Sistema Portuale saranno chiamate a formulare proposte, mentre a livello nazionale dovranno essere individuate le priorità e gli strumenti per finanziare e realizzare le infrastrutture.

Una società nazionale per sostenere il sistema

Tra gli elementi qualificanti della riforma c'è anche la creazione di una società nazionale chiamata a svolgere una funzione di coordinamento e supporto. Rixi ha ribadito che non si tratta di un nuovo livello burocratico né di un progetto di incorporazione delle Autorità portuali. «Abbiamo deciso non di incorporare le Autorità portuali, ma di fare una società che diventi uno strumento per realizzare cose che la singola Autorità portuale non è in grado di fare», ha spiegato.

Il viceministro ha quindi respinto il rischio di un'esautorazione delle portualità locali. La logica, ha sottolineato, sarebbe piuttosto quella di mettere a disposizione degli scali strumenti comuni e favorire la diffusione delle pratiche più efficienti.

Tra le novità citate c'è anche l'ipotesi di una carta dei servizi, con l'obiettivo di garantire standard più omogenei a livello nazionale. «Non possiamo chiedere a un indiano di avere sistemi di sdoganamento o servizi portuali differenti a seconda dello scalo italiano che vuole», ha osservato Rixi, collegando l'omogeneità dei servizi alla capacità del sistema italiano di presentarsi sui mercati internazionali.

L'Italia guarda anche fuori dai propri confini

Uno dei passaggi più significativi dell'intervento ha riguardato la necessità di rafforzare la presenza italiana sui mercati internazionali.

Rixi ha indicato come obiettivo la possibilità di creare «compartecipazioni con un'azienda di Stato anche in Paesi terzi», seguendo una strategia già adottata da altri Paesi per consolidare le proprie linee logistiche. «Abbiamo bisogno di coordinare il sistema operativo nazionale, di avere un'offerta unitaria, di poter investire all'estero», ha detto.

Per il viceministro, infatti, la competizione sul mare non si gioca soltanto nei porti italiani, ma lungo le rotte internazionali. «Se il nostro Paese vuole essere protagonista in quegli scenari si deve dare degli strumenti che possono avere una possibilità di influenzare i traffici mondiali», ha affermato.

Bilanci delle AdSP, «non vogliamo togliere soldi»

Altro capitolo affrontato da Rixi è quello delle risorse delle Autorità di Sistema Portuale, dopo le preoccupazioni emerse sul possibile ridimensionamento dei finanziamenti. «A noi non interessa indebolire le Autorità portuali», ha chiarito il viceministro, spiegando che l'obiettivo della riforma sarebbe quello di evitare duplicazioni di costi e rendere più trasparenti e leggibili i bilanci.

Secondo Rixi, le Autorità dovrebbero arrivare a una distinzione più chiara tra conto economico e conto patrimoniale, così da consentire una migliore valutazione della situazione finanziaria dei singoli enti e del loro livello di indebitamento.

«Quello che chiediamo è maggiore trasparenza e linearità», ha spiegato, sostenendo che il nuovo assetto dovrebbe anche aiutare le Autorità maggiormente indebitate a uscire dalle situazioni finanziarie più difficili.

Quanto alle somme eventualmente destinate alla nuova struttura nazionale, Rixi ha assicurato che saranno individuate modalità «sopportabili» per il sistema e tali da non mettere a rischio le risorse delle Autorità portuali.

Investimenti e manutenzioni

La riforma guarda anche alla capacità di realizzare le grandi opere. Rixi ha evidenziato le difficoltà delle Autorità portuali nella gestione di interventi di importo particolarmente elevato, spesso sfociati in procedure commissariali.

Da qui l'idea di rafforzare a livello nazionale le funzioni di supporto, programmazione e realizzazione delle opere più importanti, lasciando invece ai territori quelle attività che possono essere gestite efficacemente a livello locale.

Un'esigenza che, secondo il viceministro, diventerà ancora più rilevante nei prossimi anni anche alla luce degli effetti del cambiamento climatico e della necessità di intervenire sulle infrastrutture portuali e sulle opere di protezione.

«Non possiamo subire il cambiamento»

Nel suo intervento conclusivo Rixi ha inserito la riforma in uno scenario geopolitico più ampio. Il Mediterraneo e le rotte commerciali mondiali, ha osservato, stanno assumendo un peso crescente e l'Italia dispone di competenze e know-how che possono diventare una leva strategica. «Il nostro Paese non può diventare un Paese solo di turisti», ha affermato, richiamando la necessità di continuare a costruire e innovare.

La sfida, nelle parole del viceministro, è passare da una posizione di semplice adattamento a una capacità di incidere sui cambiamenti in corso: «Dobbiamo influenzare le dinamiche mondiali».

È in questa cornice che Rixi colloca la riforma portuale: non soltanto un intervento sulla governance degli scali italiani, ma uno strumento per rafforzare la capacità del Paese di competere lungo le grandi rotte del commercio internazionale.

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